Mercoledì 10 Giugno 2009 15:09
Marco.Manno
E chi parla e' Claudio Martini, presidente Regione Toscana.. non certo un "sovversivo" di un comitato.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Giugno 2009 15:10
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Mercoledì 19 Maggio 2010 06:55
Marco Falcetelli
14 maggio 2010 - E’ possibile coltivare i mattoni? Sembra di sì. Ginger Krieg Dosier, professoressa e ricercatrice dell’università americana di Sharjah, negli Emirati Arabi, ha messo a punto il “bio-brick” un mattone che non deve essere cotto, ma che viene di fatto coltivato. Sono 1.300 miliardi i mattoni che vengono realizzati e cotti ogni anno in tutto il mondo, con una conseguente produzione di CO2 equivalente se non maggiore a quella di tutto il traffico aereo mondiale. Per fabbricare 25.000 mattoni inoltre, vengono bruciati circa 400 alberi.
Ebbene, con l’impiego su larga scala dei “bio-brick” sarà a breve possibile abbattere in modo sensibile le emissioni di CO2 nell’atmosfera, secondo gli inventori, addirittura di 800 milioni di tonnellate ogni anno. L’utilizzo del tempo futuro è però ancora d’obbligo, in quanto questi “bio-mattoni” sono ancora in fase di test: i prototipi prodotti fino a questo momento sono infatti poco più grandi dei mattoncini per le costruzioni per bambini.
Ma come si fa a coltivare dei mattoni? Partendo da sabbia, batteri, cloruro di calcio e urea, il processo, noto come precipitazione di calcite micro-indotta, impiega i microrganismi di “Sporosarcina pasteurii” presenti nella sabbia per legare assieme i granelli, con una catena di reazioni chimiche. Il prodotto ottenuto da questo processo risulta molto simile all’arenaria, ma, cambiando alcune variabili nel processo si può far assumere al mattone le sembianze e le qualità del cotto, dell’argilla o addirittura del marmo. Gli inventori non sono però gli unici a credere nel potenziale di questa scoperta: il “bio-brick” ha vinto infatti il primo premio alla Next Generation Design Competition 2010 della rivista Metropolis.
Fonte: ZeroEmissioni.Tv
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Venerdì 26 Marzo 2010 18:02
Massimo Gianangeli
POLVERI SOTTILI: I NOSTRI PRIMI 40… SFORAMENTI !
Partiamo dai fatti:
1) 12 novembre 2009, dibattito sulla questione Sadam organizzato dall’ACLI di San Giuseppe. Il Sindaco dichiara [48’08’’ della registrazione]: “…Esiste un problema di inquinamento e di alto carico di inquinamento nel centro urbano dovuto in gran parte alla grande quantità di traffico veicolare che c’è in questa città…”
2) Domenica 14 Marzo 2010, detta “domenica ecologica”: BLOCCO TOTALE DEL TRAFFICO (con tanto di manifesti pubblicitari in tutta la città). Valore medio giornaliero delle polveri sottili PM 10: 56.7 ug/m3, a fronte del limite di legge di 50 ug/m3 stabilito dalla vigente normativa, il DM 60/2002.
3) Domenica 14 Marzo 2010: una “splendida giornata di sole”(come dichiarato da Sindaco e Assessore Maiolatesi (Fonte: VivereJesi) con temperature in progressivo graduale aumento sin dai giorni precedenti (Fonte: MeteoJesi)
4) Lunedì 15 Marzo 2010, ripresa del traffico e delle attività lavorative. PM 10 a 80 µg/m³ !
Se qualcuno dovesse pensare che la legge italiana è troppo severa in materia di polveri sottili, ricordiamo che le direttive dell’ OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità) per le Pm10 raccomandano un limite massimo per la media del periodo di 20 µg/m3 [vedere WHO Air quality guidelines for particulate matter, ozone, nitrogen dioxide and sulfur dioxide Global update 2005,a pag.10]. Il limite attualmente vigente in Italia è pari al DOPPIO di quanto raccomandato. Le stesse linee guida, per le Pm2.5, raccomandano un valore di 10 µg/m3 . Per questa frazione di polveri, in Italia, abbiamo un valore obbiettivo per il 2010 corrispondente a circa il TRIPLO (28,4 µg/m³).
Continueranno ancora a dirci i sostenitori dei piani Sadam, dopo quanto successo domenica 14 e lunedì 15 che il problema delle polveri dipende (solo, o in gran parte) dal traffico? E soprattutto, continueranno ancora a dirci che è quindi accettabile una nuova centrale che aggiungerebbe alla attuale situazione altre 9.6 tonnellate all’anno di polveri (dati Eridania)?
Ricordiamo che:
ð Avere una media del periodo per le PM10 di 50,67 µg/m³ significa avere un valore che è PIU’ DI DUE VOLTE quello massimo raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
ð Avere una media del periodo per le PM2.5 di 33,89 µg/m³ significa avere un valore che è TRE VOLTE quello massimo raccomandato dall’Organizzazione Mondiale delal Sanità.
In una situazione così compromessa il Sindaco (massima autorità sanitaria cittadina), l’Assessore all’Ambiente Maiolatesi (per giunta candidato indipendente nei Verdi) e l’Assesssore allo Sviluppo Sostenibile Daniele Olivi, hanno il dovere di attuare efficaci politiche di risanamento per riportare Jesi al rispetto della legge oppure possono permettersi di andare nella direzione completamente opposta, con la sottoscrizione di un accordo per insediare a Jesi una nuova centrale che aggiungerà alla situazione attuale sopra descritta altre 9.6 tonnellate all’anno di polveri?
Jesi, 26 Marzo 2010
Massimo Gianangeli
Comitato per la Tutela della Salute e dell'Ambiente della Vallesina
PS.
Per i più pignoli, ma anche per quelli che ci tengono davvero a rendersi conto di quanto grave è la situazione, riportiamo i valori delle polveri dal 1 al 24 marzo 2010. In rosso, gli sforamenti per le PM10 del Valore Limite fissato dalle normative vigenti (DM 60/2002). Il 1 Marzo abbiamo avuto un picco di 96.4 ug/m3 (quasi il doppio del limite!!!). Dal 12 al 22 Marzo abbiamo avuto 10 sforamenti su 11 giorni. Da notare poi i valori decisamente molto alti delle PM 2.5.
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giorno rilevamento
|
pm10
|
pm2
|
|
01/03/2010
|
96,4
|
69
|
|
02/03/2010
|
47,2
|
28,7
|
|
03/03/2010
|
44,5
|
29,4
|
|
04/03/2010
|
25,3
|
12,7
|
|
05/03/2010
|
26,2
|
14,9
|
|
06/03/2010
|
30,5
|
11,8
|
|
07/03/2010
|
30,5
|
18,3
|
|
08/03/2010
|
45,8
|
26,7
|
|
09/03/2010
|
28,7
|
23,7
|
|
10/03/2010
|
10,5
|
9
|
|
11/03/2010
|
30
|
24,2
|
|
12/03/2010
|
53,7
|
33,9
|
|
13/03/2010
|
62
|
48,2
|
|
14/03/2010
|
56,7
|
48
|
|
15/03/2010
|
80
|
65,4
|
|
16/03/2010
|
72,1
|
52,2
|
|
17/03/2010
|
61,5
|
35
|
|
18/03/2010
|
41,2
|
24
|
|
19/03/2010
|
55,3
|
33,2
|
|
20/03/2010
|
76,7
|
55,8
|
|
21/03/2010
|
82,6
|
59,7
|
|
22/03/2010
|
77,1
|
47,1
|
|
23/03/2010
|
n.d.
|
n.d.
|
|
24/03/2010
|
n.d.
|
n.d.
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Giovedì 15 Luglio 2010 08:52
Marco Falcetelli
di Patrizia Gentilini (Medico Oncologo ed Ematologo Isde Italia, Associazione medici per l’ambiente)
DOSSIER. I fitofarmaci sono presenti in quasi la metà della frutta e verdura che consumiamo a tavola. Spesso contaminate anche le falde acquifere. Decine di studi confermano: gravi effetti sulla salute, specie dei bambini.
Il pesticida è una sostanza che interferisce, ostacola o distrugge organismi viventi (microrganismi, animali, vegetali). In quest’analisi ci riferiremo in particolare ai pesticidi usati in agricoltura, meglio indicati come “fitofarmaci”, ovvero a tutte quelle sostanze che caratterizzano l’agricoltura su base industriale, quindi diserbanti, fungicidi, agenti chimici usati per difendere le colture da insetti, acari, batteri, virus, funghi e per controllare lo sviluppo di piante infestanti. Non va dimenticato, inoltre, che i principi attivi dei pesticidi sono presenti anche nei prodotti per piante ornamentali e negli insetticidi, spesso usati senza alcuna precauzione nelle nostre case. Il capostipite di tali sostanze è un erbicida tristemente famoso usato massicciamente durante la guerra del Vietnam per irrorare le boscaglie e conosciuto come “agente orange” dal colore delle strisce presenti sui fusti usati per il suo trasporto e prodotto da una multinazionale, la Monsanto, ampiamente discussa e con grandi interessi tutt’oggi nel campo dei pesticidi e degli Ogm. I suoi effetti sono purtroppo ancora presenti sulle popolazioni, sui reduci di guerra e sui loro discendenti a distanza di oltre 40 anni dal suo spargimento. I fitofarmaci sono per la massima parte costituiti da sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili, spesso estremamente nocive ed è ormai largamente confermato che il loro impiego ha un impatto sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e comporta effetti indesiderati per tantissimi organismi viventi, spesso utili all’uomo: basti pensare alla recente moria delle api attribuita a pesticidi neonicotinoidi. Di fatto pesticidi si ritrovano in circa la metà della frutta e verdura che ogni giorno arriva nei nostri piatti e, cosa forse ancora più grave, essi contaminano diffusamente le matrici ambientali, comprese le acque, arrivando fino alle falde: una recente indagine dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha dimostrato che il 36.6% dei campioni di acqua analizzati nel nostro paese è contaminato da pesticidi in quantità superiore ai limiti di legge. Complessivamente sono stati identificati nelle acque esaminate ben 131 di queste sostanze, compresi inquinanti vietati da molto tempo come l’atrazina. Particolare preoccupazione desta poi la scoperta che la clorazione dell’acqua (metodica usuale per la sua disinfezione e potabilizzazione) può comportare la trasformazione delle molecole inquinanti presenti in agenti dotati di effetti cancerogeni certi, in particolare i trialometani. D’altra parte, al di là delle buone intenzioni del legislatore per una riduzione delle sostanze chimiche in agricoltura, il loro utilizzo è sempre più massiccio e nel nostro paese sono circa 300 quelle di uso abituale. I dati ufficiali e più recenti al riguardo sono riportati nella tabella qui a destra in basso.
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