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Biomasse: 80 scienziati scrivono al Congresso USA

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Biomasse: 80 scienziati scrivono al Congresso USA

Ottanta scienziati hanno scritto ai rappresentanti della Camera e del Senato statunitensi, Nancy Pelosi e Harry Reid, per chiedere maggiore cautela nel computo delle emissioni risparmiate utilizzando le biomasse. L'abbattimento di foreste per produrre energia, spiegano gli scienziati, ha l'effetto di rilasciare in atmosfera carbonio che altrimenti sarebbe sequestrato, in modo non molto diverso da quello che si ha con l'estrazione e la combustione di combustibili fossili. La maggior parte degli standard per le energie rinnovabili delle compagnie elettriche considerano le bioenergie energie rinnovabili, anche quando le biomasse non eliminano o neppure riducono le emissioni di gas serra. Un articolo pubblicato sulla rivista Sciencie dimostra come nella maggior parte dei casi il conteggio delle emissioni delle biomasse si basa su presupposti errati.
Ogni legge volta a ridurre le emissioni di gas serra, sostengono, deve includere una differenziazione delle emissioni da bioenergia in base all'origine della biomassa, in modo da incentivare le giuste biomasse, quelle che realmente creano una sensible diminuzione delle emissioni.


Onorevole Pelosi e Senatore Reid,
Vi scriviamo per sottoporre alla vostra attenzione l'importanza di un preciso computo delle emissioni di biossido di carbonio emesso dalle bioenergie, nelle leggi e nei regolamenti volti a ridurre le emissioni di gas serra nel settore energetico. Un corretto sistema di calcolo delle emissioni può contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra; un sistema non corretto di calcolo rischia di portare ad un  aumento delle emissioni di gas serra a livello nazionale e internazionale.

La sostituzione di combustibili fossili con le bioenergie non ferma annulla necessariamente le emissioni di biossido di carbonio dai tubi di scappamento e dalle ciminiere. Anche se le emissioni dei combustibili fossili sono ridotte o eliminate, la combustione di biomassa sostituisce le emissioni di origine fossile con proprie emissioni (che possono essere anche più elevate per unità di energia, a causa della minore energia prodotta dalle biomasse in rapporto di carbonio). Le bioenergie possono ridurre l'anidride carbonica atmosferica, se le piante e il suolo riescono ad assorbire più anidride carbonica di quella che avrebbero assorbito senza le bioenergie stesse. In alternativa, le bioenergie possono essere prodotti con residui vegetali, che si sarebbero altrimenti decomposti, rilasciando carbonio in atmosfera. Che il suolo e le piante sequestrino carbonio supplementare per compensare le emissioni della combustione di biomassa, dipende dal tasso di crescita delle piante e dell'assorbimento del carbonio nella biomassa e nel suolo.  Ad esempio, piantare colture energetiche a rapida crescita su terreni altrimenti improduttivi porta a un assorbimento di carbonio supplementare da parte delle piante che compensa le emissioni causate dal loro impiego nella produzione di energia, senza stoccaggio di carbonio nelle piante o nel suolo. D'altra parte, l'abbattimento di foreste per produrre energia, sia per bruciare il legno direttamente nelle centrali o per sostituire la foreste con colture bioenergetiche, ha l'effetto di rilasciare in atmosfera carbonio che altrimenti sarebbe sequestrato, in modo non molto diverso da quello che si ha con l'estrazione e la combustione di combustibili fossili. Questo crea un debito di carbonio, può ridurre l'assorbimento di carbonio da parte della foresta, e  possono quindi aumentare le emissioni nette di gas serra per un lungo periodo di tempo prolungato, incompatibile con gli obiettivi di riduzione indicati per i prossimi decenni.

Molti trattati internazionali, numerose leggi nazionali e perfino le bollette energetiche, calcolano le emissioni da biomasse in modo scorretto, assegnando a tutte le bioenergie una riduzione del 100% delle emissioni indipendentemente dall'origine delle biomasse impiegate. Questo errore viene poi reiterato, escludendo dal computo dei limiti nazionali il carbonio emesso dalle bioenergie, o dai requisiti per ottenere incentivi nelle emissioni da energia. La maggior parte degli standard per le energie rinnovabili per le compagnie elettriche hanno lo stesso effetto, poiché le bioenergie sono viste come energie rinnovabili, anche quando le biomasse non eliminano o neppure riducono le emissioni di gas serra.

Questo approccio sembra basato su un fraintendimento delle linee guida della IPCC. In alcuni scenari, questo approccio potrebbe perfino annullare la maggior parte delle riduzioni di gas serra previste per i prossimi decenni.
Le leggi statunitensi possono influenzare il mondo intero nell'approccio da tenersi alle bioenergie. Una serie di studi su illustri riviste hanno stimato che un computo improprio delle bioenergie su scala globale potrebbe portare a una massiccia distruzione delle foreste del pianeta.

La lezione è che ogni legge o regolamento volto a ridurre le emissioni di gas serra, deve includere una differenziazione delle emissioni da bioenergia in base all'origine della biomassa. L'Accademia Nazionale delle Scienze ha valutato come significativo il potenziale di produzione di energia da biomasse appropriate. Un corretto computo fornirà i necessari incentivi per queste fonti di bioenergia.

 

da  http://www.salvaleforeste.it/201008181223/biomasse-80-scienziati.html



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Da biomassa a rifiuti, spesso il passo è breve...

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A titolo di esempio, fra  i tanti possibili...

Da http://www.scarlinoenergia.it/index.php?page=default&id=5&lang=it

L’impianto di Scarlino è una Centrale Termoelettrica alimentata con biomasse e produce energia elettrica tramite l’espansione in turbina del vapore prodotto utilizzando l’energia termica resa disponibile dalla combustione. A regime, operando con un fattore di utilizzazione pari a circa 0,85 (7500 ore/anno), ha una potenzialità di circa 120.000 t/anno di combustibili (con p.c.i. medio di 4.000 Kcal/Kg) e fornisce una produzione di energia elettrica ceduta netta di circa 110.000 MWh/anno (corrispondenti al consumo annuo di oltre 20.000 famiglie), contribuendo quindi a risparmiare circa 20.000 TEP/anno (Tonnellate Equivalenti di Petrolio, rispetto alla stessa produzione di energia elettrica effettuata in impianti termoelettrici alimentati con combustibili fossili).

 

In sintesi l’impianto è costituito dalle seguenti sezioni:

 

1. Alimentazione delle biomasse: Dal deposito le biomasse sono alimentate automaticamente, tramite nastri trasportatori, tipo “pipe conveyor” (nastri che si chiudono realizzando una forma tubolare per evitare la dispersione del materiale) alla camera di combustione di ciascun forno.

2. Combustione e sezione termica: L’impianto ha tre linee di combustione, denominate Linea 01, Linea 02 e Linea 03; ogni linea è costituita da un sistema focolare−caldaia (con focolare a letto fluido bollente) per la produzione di vapore che poi viene trasformato in energia elettrica. Le ceneri di combustione vengono stoccate in silos e conferite al riutilizzo in cementificio.

3. Trattamento dei fumi: La sezione focolare−caldaia, che costituisce il cuore produttivo di ogni linea, è integrata da una sezione di trattamento dei fumi che ha il compito di garantire il rispetto dei limiti delle emissioni in atmosfera. Il sistema di abbattimento è costituito da quattro apparecchiature separate disposte in serie: filtro a cicloni, colonna di lavaggio acido, filtro elettrostatico ad umido e colonna di lavaggio basico, viene inoltre aggiunto uno slurry di carbone attivo per massimizzare l’efficienza nell’abbattimento dei microinquinanti. Le emissioni in atmosfera sono monitorate in continuo ed i dati delle emissioni trasmessi ad ARPAT e Provincia.

4. Sezione di trattamento degli effluenti liquidi: L'impianto di depurazione delle acque riceve gli effluenti liquidi provenienti dal trattamento dei fumi; è costituito da una sezione di trattamento chimico−fisico in cui l'acqua da depurare viene convogliata a una serie di vasche in cascata, dotate di agitatori, e addizionata con opportuni reagenti. L'effluente depurato viene convogliato in un canale avente come recapito finale il mare; i fanghi di risulta della depurazione delle acque, una volta disidratati, vengono inviati a discarica autorizzata. Gli effluenti in ingresso ed in uscita dall’impianto sono completamente monitorati.

Situazione attuale: Attualmente sono in corso interventi per la riqualificazione ambientale ed energetica nonché per l’introduzione di tecnologie di nuova generazione anche al fine di poter utilizzare nel processo di combustione il CDR (combustibile derivato dai rifiuti).

L'introduzione di tecnologie di nuova generazione ha riguardato principalmente le linee di depurazione fumi e i dispositivi di protezione ambientale, la sezione di alimentazione e lo stoccaggio dei combustibili. Le tecnologie di nuova generazione adottate nel sistema degli impianti e gli interventi di innovazione gestionale adottati sotto il profilo processistico hanno lo scopo prioritario di ridurre, in termini relativi ed assoluti, i potenziali impatti delle emissioni in atmosfera e sulle altre matrici ambientali. Una volta espletata la procedura di V.I.A., avviata nel gennaio 2008, l’impianto produrrà energia elettrica utilizzando fonti rinnovabili (biomasse), attualmente già in uso, unitamente a fonti non convenzionali, come il combustibile da rifiuti (CDR), in conformità alla normativa vigente e agli atti di programmazione e pianificazione energetica e della gestione dei rifiuti. Nello studio di impatto ambientale è stata condotta un’analisi delle matrici ambientali potenzialmente interessate. In particolare, non trattandosi di una nuova localizzazione e realizzazione di un nuovo impianto sul territorio, lo studio ha potuto evidenziare come la componente atmosfera risulti essere la componente potenzialmente interessata dalle modifiche tecniche proposte.

Per tale ragione è stata condotta una specifica valutazione degli impatti associati alla dispersione in atmosfera delle emissioni mediante l’impiego di modelli di analisi appositi. Alla luce delle analisi e delle simulazioni complesse eseguite nello studio, si è evidenziato che gli interventi per l’introduzione di tecnologie di nuova generazione e l’adozione del CDR quale combustibile per la centrale danno luogo a variazioni positive per il contesto ambientale esistente principalmente dovute alle minori emissioni di NOX.

Inoltre, a tale miglioramento del quadro emissivo si aggiunge un miglioramento del rendimento energetico del ciclo produttivo ed una sua maggiore efficienza, con un saldo ambientale complessivamente attivo.



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Dispensa su Normative CIP6 e CONTRIBUTI COGENERAZIONE

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Carissimi,

vi invio una dispensa contenente tutte le principali normative che regolano la concessione dei contributi Cip6 e quelli agli impianti di a cogenerazione.
Per avere accesso a tali contributi, infatti, gli impianti devono avere determinate caratteristiche e soddisfare specifiche condizioni tecniche, regolate dalla legge.

Non è stato facile raccogliere tali normative, dal momento che la materia è piuttosto complessa e continuamente soggetta a ritocchi, piccole modifiche ecc... almeno una volta all'anno (come si può vedere anche solo scorrendo l'indice della dispensa).

I documenti sono organizzati in un INDICE (scaricabile a questo link: http://files.splinder.com/18655b40e85b0340674bc3249cf9b726.pdf ) nel quale vengono elencate le normative presenti ed il relativo nome del file in pdf.
Al seguente link, poi, http://files.splinder.com/2aa0302fc4cf800b36b364004481324f.rar

è possibile scaricare la cartella (compressa in formato .rar) contenente i files della dispensa.


Spero vi possa essere di una qualche utilità, specie se decidete di dare una controllata a quanti soldi prendono e con che modalità, eventuali centrali o impianti presenti sul vostro territorio.

Mi auguro che ci sia davvero tutto e che non ci siamo persi qualche normativa o qualche provvedimento nell'universo delle delibere AEEG e decreti ministeriali vari... :-). Nel caso, sono gradite segnalazioni per eventuali correzioni, integrazioni o modifiche a questa dispensa.
Grazie a tutti.

Cordiali saluti
MASSIMO GIANANGELI
Comitato Tutela Salute e Ambiente Vallesina - Jesi(AN)



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Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Agosto 2010 14:25
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La farsa dell'inceneritore di Russi. S'alza il velo...

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S'alza il velo sulla fantasiosa sostenibilità dell'impianto a biomasse di Russi (Ravenna). L'Onlus Clan-Destino, da anni in lotta perché questa speculazione affaristica mascherata da impianto di smaltimento non venga mai portato a compimento, ha riportato l'intervento in Consiglio provinciale dell'Assessore alla Qualificazione Ambientale della Provinciale di Forli/Cesena, Luciana Garbuglia. Nel suo intervento l'Assessore evidenzia che il materiale da bruciare non proverrà dal "famoso" raggio di 70 km dall'impianto, ma addirittura dall'estero, via nave.

" ... con un approfondimento successivo, si è proprio verificato che quell'Impianto (n.d.r. Russi) non è rivolto a reperire materiali sul territorio,... il tipo di Biomassa che viene utilizzato per quell'Impianto viene assolutamente da fuori, cioè non viene neanche dalla Regione Emilia-Romagna, non viene neanche dall'Italia, perché si utilizza il Porto di Ravenna come punto di tramite per l'utilizzo di quel tipo di Biomassa...".

È scandaloso che la farsa di questo inceneritore continui ad andare avanti nonostante tutte le evidenze che si tratti di un'operazione puramente affaristica che nulla, ma proprio nulla, ha a che vedere con il miglioramento dei servizi ai cittadini, con la salvaguardia dell'ambiente o con la economicità per la comunità. E' invece un progetto che costerà caro in termine di denaro e salute e alla zona di Russi e al ravennate in generale, e che certamente non creerà un circolo virtuoso dal punto di vista occupazionale. Esigiamo che l'Assessore Regionale all'ambiente riferisca in commissione, o in aula, se queste notizie siano fondate. Nel caso lo fossero, siamo di fronte ad un'evidente contraddizione rispetto alle delle motivazioni stesse per le quali l'impianto fu pensato.

Fonte: Movimento 5 Stelle Emilia Romagna



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Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Agosto 2010 17:36
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Pesticidi, il veleno invisibile

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di Patrizia Gentilini (Medico Oncologo ed Ematologo Isde Italia, Associazione medici per l’ambiente)

DOSSIER. I fitofarmaci sono presenti in quasi la metà della frutta e verdura che consumiamo a tavola. Spesso contaminate anche le falde acquifere. Decine di studi confermano: gravi effetti sulla salute, specie dei bambini.

Il pesticida è una sostanza che interferisce, ostacola o distrugge organismi viventi (microrganismi, animali, vegetali). In quest’analisi ci riferiremo in particolare ai pesticidi usati in agricoltura, meglio indicati come “fitofarmaci”, ovvero a tutte quelle sostanze che caratterizzano l’agricoltura su base industriale, quindi diserbanti, fungicidi, agenti chimici usati per difendere le colture da insetti, acari, batteri, virus, funghi e per controllare lo sviluppo di piante infestanti.

Non va dimenticato, inoltre, che i principi attivi dei pesticidi sono presenti anche nei prodotti per piante ornamentali e negli insetticidi, spesso usati senza alcuna precauzione nelle nostre case. Il capostipite di tali sostanze è un erbicida tristemente famoso usato massicciamente durante la guerra del Vietnam per irrorare le boscaglie e conosciuto come “agente orange” dal colore delle strisce presenti sui fusti usati per il suo trasporto e prodotto da una multinazionale, la Monsanto, ampiamente discussa e con grandi interessi tutt’oggi nel campo dei pesticidi e degli Ogm. I suoi effetti sono purtroppo ancora presenti sulle popolazioni, sui reduci di guerra e sui loro discendenti a distanza di oltre 40 anni dal suo spargimento.

I fitofarmaci sono per la massima parte costituiti da sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili, spesso estremamente nocive ed è ormai largamente confermato che il loro impiego ha un impatto sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e comporta effetti indesiderati per tantissimi organismi viventi, spesso utili all’uomo: basti pensare alla recente moria delle api attribuita a pesticidi neonicotinoidi.

Di fatto pesticidi si ritrovano in circa la metà della frutta e verdura che ogni giorno arriva nei nostri piatti e, cosa forse ancora più grave, essi contaminano diffusamente le matrici ambientali, comprese le acque, arrivando fino alle falde: una recente indagine dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha dimostrato che il 36.6% dei campioni di acqua analizzati nel nostro paese è contaminato da pesticidi in quantità superiore ai limiti di legge. Complessivamente sono stati identificati nelle acque esaminate ben 131 di queste sostanze, compresi inquinanti vietati da molto tempo come l’atrazina.

Particolare preoccupazione desta poi la scoperta che la clorazione dell’acqua (metodica usuale per la sua disinfezione e potabilizzazione) può comportare la trasformazione delle molecole inquinanti presenti in agenti dotati di effetti cancerogeni certi, in particolare i trialometani. D’altra parte, al di là delle buone intenzioni del legislatore per una riduzione delle sostanze chimiche in agricoltura, il loro utilizzo è sempre più massiccio e nel nostro paese sono circa 300 quelle di uso abituale. I dati ufficiali e più recenti al riguardo sono riportati nella tabella qui a destra in basso.



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