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Generale

Notizie importanti da Russi (RA)

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Ex Eridania: ENNESIMO STOP. LA PROVINCIA DIFFIDA ERIDANIA DAL PROSEGUIRE I LAVORI ED IL COMUNE DI RUSSI NE ORDINA L’IMMEDIATA SOSPENSIONE.

Tutto è iniziato a seguito di un esposto presentato da Ravenna Virtuosa /Clan-Destino che denunciava lavori di movimentazione terra entro i 150 metri di distanza dal piede dell’argine del fiume Lamone, nell’area ex Consar ora di proprietà Eridania, interessata dal progetto di rinaturalizzazione legato alla riconversione dell’ex zuccherificio.

L’area fu sequestrata ma a seguito della decisione del Tribunale del Riesame, ne fu disposto il dissequestro. Pur prendendo atto dell’ordinanza del tribunale , la vicenda pare comunque presentare aspetti ancora poco chiari.

Nello stesso esposto veniva inoltre segnalata la presenza di un imponente cumulo di “materiale biancastro” situato all’interno del sito nei pressi del sottopasso ferroviario ma pur sempre in area a protezione ambientale speciale europea SIC/ZPS.

A questo proposito Raimondo Cinti, Presidente di PowerCrop, intervenne sulla stampa dichiarando che di fatto si trattava “di ciottoli di calce presenti da sei anni” . Evidentemente le sue rassicurazioni per la rapida risoluzione della vicenda non hanno sorto il risultato atteso poiche’ il cumulo risulta tuttora posto sotto sequesto dal Corpo Forestale di Ravenna.

Così, a fine Ottobre u.s, dal settore ambiente e suolo della Provincia di Ravenna partiva una diffida ad Eridania Sadam a proseguire i lavori con la contestuale sospensione dell’iscrizione al registro delle imprese che effettuano attività di recupero ambientale. Quest’ultima autorizzazione rilasciata dalla Provincia nel gennaio 2011 consentiva ad Eridania di svolgere gli interventi di recupero delle calci di defecazione dalle vasche interne dello zuccherificio all’area delle vasche esterne, ex Consar.

La difformità degli interventi segnalati dalla Provincia ha imposto quindi ancora una volta lo stop immediato dei lavori fino alla conclusione della procedura avviata ai sensi del Titolo V parte IV, del DLgs. N. 152/06 e s.m.i. relativa alla “BONIFICA DEI SITI CONTAMINATI”, incaricando contestualmente ARPA ad effettuare i necessari controlli e verifiche del caso, al fine di assicurare il rispetto della normativa vigente in materia ambientale e delle prescrizioni impartite nel provvedimento autorizzativo.

Nel contempo l’amministrazione comunale ordinava l’immediata sospensione dei lavori “per opere di movimento terra finalizzate al ritombamento delle vasche di lavorazione dell’ex zuccherificio e rinaturalizzazione dell’area limitrofa “autorizzati con SCIA nell’AGOSTO scorso.

Poteva essere stoccato per anni questo tipo di materiale, presumibilmente residuo della lavorazione dello zucchero, all’interno di un sito SIC-ZPS?

E’ forse lo stesso materiale che visibilmente pare distribuito lungo i bordi delle vasche da diversi anni? Era stato autorizzato l’abbattimento delle numerose ed imponenti piante che da decenni caratterizzavano gli argini delle vasche?

Mentre mancano pochi giorni alla data dell’udienza al T.A.R. di Bologna che entrerà nel merito del Ricorso promosso dai cittadini, queste nuove vicende dovrebbero fare riflettere chi ha ancora fiducia nella “bontà” di questo progetto.


Fonte: http://www.ravennavirtuosa.com/

Ultimo aggiornamento Martedì 29 Novembre 2011 11:39
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Vendere o non vendere? L'Ostello non è il problema!

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Riceviamo ed inoltriamo un articolo del Dott. Massimiliano Argentati, consulente finanziario, intitolato "Vendere o non Vendere? L'Ostello non è il problema!" in cui, partendo dalla questione della vendita dell'Ostello, si ritorna ad analizzare alcuni aspetti dei bilanci e dell'intera operazione "Progetto Jesi srl", società di cartolarizzazione partecipata al 100% dal Comune di Jesi.

Cordiali Saluti
Massimo Gianangeli


Vendere o non vendere? L’Ostello non è il problema!

La vendita dell’Ostello di Villa Borgognoni, conferito nel patrimonio di ProgettoJesi, non è il problema, anche perché tale bene, secondo quanto riportato nel Bilancio 2009 di ProgettoJesi approvato in data 7 maggio 2010, è soggetto ad ipoteca (vedere pag.15). Certamente un bene ipotecato può essere venduto, ma il problema è che l’acquirente avrebbe delle remore ad acquistarlo dato che, fino a quando risulta l’ipoteca, può essere sempre esposto all’azione esecutiva del creditore ipotecario.

È bene precisare che per le unità immobiliari site in Via S. Pietro Martire n. 27 e n. 29, conferite anch’esse inizialmente nel patrimonio di ProgettoJesi e soggette anch’esse ad ipoteca come garanzia del debito, c’è stata proprio in data 8 gennaio 2008 una restrizione d’ipoteca grazie alla quale è possibile vendere agevolmente tali beni immobili (vedere Bilancio 2007 di Progetto Jesi, pag. 13).

Certamente tutta questa partecipazione dei cittadini contro la vendita dell’Ostello è un fatto positivo, ma i problemi più stringenti relativamente a ProgettoJesi sono altri: in effetti il Comune di Jesi non solo ha ricavato molto meno di quanto era stato previsto nel business plan con la vendita degli immobili a ProgettoJesi, ma ha anche perso di vista la dinamica dei costi della stessa società ProgettoJesi (controllata al 100% dal Comune di Jesi) sempre rispetto a quanto previsto nel business plan (contenuto in uno studio costato ben 83 mila euro), come si può evincere nel file allegato di approfondimento “Perché ProgettoJesi non andava costituita? - Terza parte”.

Ne consegue che l’operazione di cartolarizzazione degli immobili comunali, realizzata proprio con la costituzione della società ProgettoJesi, ha mostrato purtroppo nel corso di questi 4 anni tutte le sue possibili “insidie” cosicché è del tutto logico affermare che sarebbe stato meglio non costituirla.

È dunque evidente che la questione relativa alla cessione dell’Ostello è solo la punta dell’iceberg e quindi la conseguenza di altri problemi sottostanti.


Jesi, 21 dicembre 2010

Dott. Massimiliano Argentati

Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Gennaio 2011 11:02
 
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L’inceneritore di Acerra è morto: ora spunta il collaudo dei misteri

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Oggi si è fermata anche la prima delle tre linee di smaltimento dei rifiuti. Le altre due erano già fuori uso. Ma i costruttori di Impregilo battono cassa e aspettano 355 milioni di euro dopo l'ok arrivato il 16 luglio. Anche se, di quel collaudo, non si trovano i documenti

Si potrebbe definire “il collaudo dei misteri”. E’ quello datato 16 luglio 2010 che avrebbe accertato il pieno funzionamento dell’inceneritore di Acerra. La notizia di questo collaudo, del quale non si è mai parlato in questi mesi, si ricava dal sito di Impregilo, la società milanese che ha costruito il forno dei miracoli: “Merita opportuna evidenza – si legge – il positivo collaudo definitivo del termovalorizzatore di Acerra, datato 16 luglio 2010. Tale risultato costituisce un’importante evidenza dell’eccellenza qualitativa che contraddistingue l’operato del Gruppo nei suoi settori strategici, con particolare enfasi in questo caso, stante la perdurante inadempienza delle amministrazioni pubbliche competenti nel pagamento al Gruppo dei rilevanti crediti maturati per tale opera, dalla quale le stesse amministrazioni stanno peraltro ottenendo significativi benefici sia economici sia operativi”.

Un collaudo definitivo, dunque, che dovrebbe sbloccare i soldi da incassare: 355 milioni di euro. Dalla provincia di Napoli (l’ente competente nella gestione dei rifiuti), fanno sapere che nessun documento relativo al collaudo in luglio è stato acquisito, nonostante le richieste. Insomma, è un mistero. “Il collaudo funzionale dell’impianto – si legge sul sito della protezione civile – è terminato il 28 febbraio 2010. Con l’esito positivo del collaudo è terminata la gestione provvisoria. E Partenope Ambiente ha assunto la gestione definitiva del termovalorizzatore di Acerra”. Peccato che qualche settimana dopo il fatidico 16 luglio l’inceneritore si è fermato: ora è completamente spento, nonostante le rassicurazioni dell’A2a, la società che lo gestisce e che ieri ha organizzato un tour con i giornalisti, in versione embedded, per ribadire che è tutto nella norma. A meno di 24 ore dal tour, la notizia: anche la prima linea di combustione è bloccata. Delle altre due linee che lo compongono, già si sapeva. Bloccate. L’inceneritore al momento, che doveva trattare 2 mila rifiuti al giorno, quasi un terzo di quanto prodotto in regione, è morto. “Riprenderà a funzionare entro un giorno”, rassicurano dall’A2a. Anche sui collaudi in passato non sono mancate le polemiche: a presiedere la commissione collaudi c’era Gennaro Volpicelli che ha seguito l’iter di sviluppo del forno di Acerra, persona preparata e competente, ma in leggero conflitto, visto che dal luglio 2009 ha assunto il ruolo di direttore dell’Arpac, l’agenzia regionale di protezione ambiente che si preoccupa di monitorare l’aria nei pressi dell’inceneritore.

Attorno al forno di Acerra si gioca una partita di soldi. L’Impregilo, i cui ex-vertici sono sotto processo per la disastrosa gestione dei rifiuti, deve incassare 355 milioni di euro dalle istituzioni, regione Campania o protezione civile che dovranno acquistare la proprietà dell’impianto. Qualcuno aspetta i soldi. In Impregilo c’è Igli Spa, dentro il gruppo Gavio, Benetton e Ligresti, tra i protagonisti anche dell’avventura in Cai. Ma un impianto fermo, come quello di Acerra, indurrebbe ad una verifica di una commissione indipendente sulla reale efficienza della struttura, prima di investire una somma così consistente.

Prima che si diffondesse la notizia che anche il primo forno è ko, un dirigente interno dell’A2a, che preferisce l’anonimato, dichiarava: “Altro che manutenzione. Fisia Babcock, che ha costruito il termovalorizzatore per conto di Impregilo, non ha messo le adeguate protezioni contro i fumi acidi prodotti dall’incenerimento della spazzatura. Immagino per risparmiare soldi o tempo. Inevitabilmente due forni su tre, il secondo e il terzo, sono saltati. Sono pieni di buchi. Vanno rifatti e per questo sono fermi. Quanto al primo, è piuttosto malmesso anch’esso. Stiamo facendo il possibile per tirare avanti, ma non escludiamo affatto che possa cedere da un momento all’altro”. E, infatti, oggi si è fermata anche la prima linea. Problemi anche alle caldaie che, si vocifera in assoluto anonimato, sarebbero made in China. Sarebbero. Le contraddizioni di un ciclo dei rifiuti mai avviato sono legate alla mancata politica di riduzione, anche con ordinanze ad hoc a partire da imballaggi e contenitori di plastica, fino all’assenza completa di un impianto di compostaggio in regione.

In un territorio a “libertà vigilata” , dove se ti avvicini a una discarica o a un inceneritore vieni fermato, la gestione di Bertolaso non ha prodotto, infatti, neanche un impianto per il trattamento della frazione umida che rappresenta il 35-40% dei rifiuti e chi raccoglie l’umido in Campania deve portarlo in Sicilia spendendo fino a 240 euro a tonnellata. Uno scandalo nello scandalo, un fiume di denaro sperperato in trasporti e società che strozzano le già difficili finanze dei comuni.

di Nello Trocchia e Tommaso Sodano

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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DERIVATI E SWAP: Replica del Comune di Jesi e controreplica del Dott.Argentati

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DERIVATI E SWAP

Replica del Comune di Jesi e controreplica del Dott.Argentati

Relativamente allo studio diffuso pochi giornI fa riguardante contratti derivati/Swap in essere al Comune di Jesi, giriamo la risposta del Comune e la controreplica che il Dott. Massimiliano Argentati, estensore dello studio, ci ha gentilmente fatto pervenire.

Siamo contenti di aver contribuito a creare un minimo dibattito su un argomento di notevole importanza ma, stranamente, poco conosciuto in città.

Ci auguriamo sia il primo passo verso l’avvio, da parte dell’Amministrazione, di un dibattito più ampio e partecipato sulla reale situazione economica e finanziaria del Comune, anche al fine di chiarire, una volta per tutte, a quanto ammonterebbe il deficit strutturale da Bilancio CONSOLIDATO del Comune, quanto la responsabilità di tale deficit sia del taglio dei trasferimenti e quanto, invece, sia dell’Amministrazione Comunale.

MASSIMO GIANANGELI
Comitato Tutela Salute e Ambiente Vallesina

Jesi, 25 Settembre 2010

RISPOSTA DEL COMUNE DI JESI

(da http://www.viverejesi.it/index.php?page=articolo&articolo_id=262770

oppure http://www.jesiattiva.org/index.php?option=com_content&task=view&id=2684&Itemid=35 )

Jesi, 24 settembre 2010. Pur apprezzando l'approfondito studio del consulente finanziario nell'analizzare il debito contratto dal Comune di Jesi nel 2005 (il cosiddetto derivato Swap) - studio ampiamente pubblicizzato sulla stampa ed in rete da un Comitato che lo definisce “interessante” e “di notevole importanza” - dobbiamo purtroppo rilevare che il professionista è incappato in uno spiacevole quanto banale errore: ha considerato il prestito principale come se fosse a tasso fisso, quando in realtà è a tasso variabile come facilmente desumibile dalle varie delibere scaricabili anche dal sito internet del Comune. Di conseguenza tutti i suoi meticolosi calcoli risultano totalmente privi di fondamento.

Basterebbe questo per chiudere il discorso, se non fosse che il consulente finanziario, probabilmente in buona fede, confonde anche il significato di “mark-to-market” in base al quale si avventura in previsioni catastrofiche. Tale termine infatti sta a significare il valore di mercato in un determinato momento del contratto derivato Swap e non certo la somma delle perdite che il Comune avrebbe accumulato dal 2005 al 2009 come egli sostiene. Peraltro tali perdite non vi sono state minimamente, dal momento che nel periodo preso a riferimento dal consulente finanziario il Comune di Jesi con questa operazione ci ha sempre guadagnato.

Ad ogni modo, che la questione dei derivati Swap sia delicata e meriti di essere seguita con particolare cura in prospettiva futura il Comune di Jesi lo sa bene. Per questo sta valutando attentamente la possibilità di chiudere questo debito, affidandosi ovviamente non a consigli estemporanei, piuttosto ai pareri di qualificati docenti universitari di Roma appositamente nominati dall'Associazione Nazionale dei Comuni che per conto degli enti locali sta coordinando la problematica.

L' Amministrazione Comunale

CONTROREPLICA DEL DOTT. MASSIMILIANO ARGENTATI

ALLORA PERCHÉ NON FARE UN ALTRO SWAP?

La risposta fornita dall’Amministrazione Comunale sulla questione inerente il Contratto di Swap in essere merita un attento esame.

Innanzitutto come mai nella smentita categorica dello studio non è presente neanche un numero a supporto di quanto affermato?

Perché perdere l’occasione per informare i cittadini di QUANTO è stato il guadagno conseguito dal Comune di Jesi con tale operazione?

E poi, se l’operazione è risultata sempre in guadagno, come mai si sta valutando l’opportunità di chiudere questo “debito”? Anzi, perché non decidere di sottoscrivere un altro contratto Swap?

Evidentemente qualcosa non torna.

Tanto più che nel documento istruttorio elaborato dal servizio finanziario del Comune di Jesi relativamente all’esame ed approvazione del bilancio di previsione 2010 e triennale 2010- 2012 si afferma quanto segue: “TENUTO CONTO che l’ente ha in essere una sola operazione in strumenti derivati, per la quale è stato accantonato in bilancio, all’intervento 1010306, un fondo rischi di € 95.000,00 e che la 31.12.2009 il mark to market risulta negativo per un ammontare di 574.943,00 euro;”.

A tal proposito è interessante già un primo confronto con quanto contenuto nella nota al bilancio di previsione 2009 redatta dal Comune di Jesi il 26 febbraio 2009 (ai sensi dell’art. 1 comma 883 legge 24.12.2007 - legge finanziaria 2008 - e dell’art. 62, comma 8 legge 06.08.2008 n. 133) nella quale la sommatoria dell’ammontare di tali flussi al 01/01/2009 era di € 20.538,08 con un accantonamento al fondo rischi di nel 2009 di € 20.000,00 mentre il mark to market al 30 gennaio 2009 risultava a favore della banca per € 327.670,00.

In nemmeno un anno il mark to market è “lievitato” di quasi 250 mila euro e l’accantonamento al fondo rischi è passato da 20.000,00 euro a ben 95.000,00 euro.

Pertanto l’analisi effettuata considerando il valore al 31 dicembre 2009 del cosiddetto mark to market con le sue proiezioni future non solo pare avere un qualche fondamento, ma addirittura è "anticipatrice" dell’evoluzione prospettica del risultato derivante dal derivato stesso.

Si tenga anche presente che la scelta di valutare la bontà dello swap solamente sul valore di mercato in un determinato momento del contratto stesso (il mark-to-market per intenderci) è dovuta al fatto che stimare l’andamento di quelli che saranno i flussi da pagare e/o da ricevere dal Comune di Jesi verso la banca in base all’andamento di un tasso variabile, anzi variabilissimo, come il tasso EURIBOR a 6 mesi risulta molto più difficile, ma non impossibile: ovviamente la difficoltà non è dovuta tanto al calcolo da effettuare quanto alla variabilità del tasso stesso da prendere in esame.

Tuttavia è estremamente interessante determinare quelli che sono stati finora i flussi prodotti ed effettuare una stima di quelli futuri.

A tal proposito dal calcolo effettuato relativo all’anno 2009 il differenziale rispetto all’operazione principale è stato negativo per oltre 97 mila euro così il risultato complessivo da positivo per oltre 20 mila euro (come indicato nella nota al bilancio di previsione 2009) è divenuto negativo per oltre 76 mila euro: ecco quindi spiegato l’accantonamento al fondo rischi per 95 mila euro al 31 dicembre 2009; mentre per il 2010 il differenziale stimato e prodotto dall’operazione è negativo di ben 214 mila euro: ecco perché valutare di chiudere anticipatamente il ”debito” come è stato definito dalla stessa Amministrazione Comunale.

Ancor più interessante la situazione prospettica considerando gli anni dal 2011 al 2020 e supponendo che il tasso EURIBOR a 6 mesi attuale, pari all’1,14%, rimanga fermo: la perdita stimata dal 01/01/2011 al 01/07/2020 sarebbe pari a 1,35 milioni di euro mentre la perdita complessiva dell’operazione, quindi dal suo inizio ovvero dal 24/06/2005, arriverebbe ad oltre 1,64 milioni di euro.

Pertanto si rinnova il consiglio di estinguere immediatamente l’operazione (salvo eventuali penali di estinzione anticipata che andrebbero opportunamente valutate) visto che, sebbene ci si possa aspettare un aumento dei tassi di interesse, la stessa anche con un tasso euribor 6 mesi pari al 2,5% produrrebbe complessivamente un differenziale negativo di oltre 1 milione di euro.

Pare del tutto superfluo ricordare che, in vista di una manovra di riequilibrio di bilancio di 2,5 milioni euro, anche un solo euro di perdita aggiunta evitata sarebbe comunque un risparmio importante per il Comune di Jesi.

E per concludere una battuta: “Sta a vedere che alla fine il “professionista” ha sbagliato, ma per difetto!”.

Jesi, 25 settembre 2010                    Dott. Massimiliano Argentati

Ultimo aggiornamento Sabato 25 Settembre 2010 21:07
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BILANCIO: SWAP E DERIVATI AL COMUNE DI JESI

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SWAP E DERIVATI AL COMUNE DI JESI

In data 21 settembre 2010 è apparso sulla stampa locale un interessante articolo riguardante l’esistenza di un contratto di Collar Swap, ovvero uno strumento finanziario che rientra nella tipologia dei finanziamenti cosiddetti “derivati”.

Da uno studio del Dott.Massimiliano Argentati, sembrerebbe che tale strumento finanziario porti a cospicue perdite per il Comune di Jesi.

L’argomento ci è sembrato di notevole importanza, soprattutto in questi giorni di tagli e sacrifici chiesti dall’Amministrazione alla città per manovre di riequilibrio di bilancio, per cui ci siamo fatti inviare lo studio dal suo autore, e lo rigiriamo affinché venga conosciuto ed approfondito da più persone possibili.

Argentati ha dapprima ricostruito le perdite potenziali (mark-to-market negativo di 574.943,00 euro iscritto a bilancio al 31 dicembre 2009 dal Comune di Jesi) e successivamente ha effettuato una proiezione del possibile risultato che deriverebbe dalla prosecuzione dello Swap nella migliore delle ipotesi cioè nel caso più favorevole per il Comune di Jesi.

Secondo tali calcoli, il Comune di Jesi al 1° luglio 2020 avrà con certezza una perdita minima stimata in 1,47 milioni di euro ovvero quasi 900 mila euro in più andranno ad aggiungersi al risultato già maturato a fine 2009. Per il 2010 la perdita viene stimata in 90 mila euro e alla fine 2016 la stessa sarà, sempre secondo i calcoli del Dott.Argentati, complessivamente di 750 mila fino ad arrivare a circa 900 mila euro al luglio 2020.

Secondo l’estensore dello studio, inoltre, ci si poteva accorgere facilmente che l’operazione avrebbe prodotto un risultato negativo effettuando una determinazione dei tassi di interesse impliciti nel piano di ammortamento, evitando quindi di procedere con la stipula del contratto.

Al termine dello Studio, il Dott. Argentati conclude affermando che sarebbe opportuno chiudere immediatamente il contratto di Swap (salvo eventuali penali di estinzione anticipata che andrebbero opportunamente valutate) ed incassare la perdita piuttosto che continuare ad andare incontro a perdite ancora maggiori.

Ci auguriamo che la diffusione di tale analisi possa essere di una qualche utilità anche per il Consiglio Comunale impegnato nei prossimi giorni nell’approvazione delle manovre di bilancio, di competenza e responsabilità esclusive proprio dei Consiglieri, ai sensi dall’Art.42 del D.Lgs.267/2000.

Si allega l'analisi effettuata dal Dott. Massimiliano Argentati.
http://files.splinder.com/d1d3f06e2259a033ea88fc540d154ba7.doc

Jesi, 23 settembre 2010

Marco Gambini-Rossano

Comitato Tutela Salute e Ambiente Vallesina

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