Comitato per la Tutela della Salute e dellAmbiente della Vallesina

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Ambiente

I mattoni a emissioni zero non si cuociono. Si coltivano

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14 maggio 2010 - E’ possibile coltivare i mattoni? Sembra di sì. Ginger Krieg Dosier, professoressa e ricercatrice dell’università americana di Sharjah, negli Emirati Arabi, ha messo a punto il “bio-brick” un mattone che non deve essere cotto, ma che viene di fatto coltivato. Sono 1.300 miliardi i mattoni che vengono realizzati e cotti ogni anno in tutto il mondo, con una conseguente produzione di CO2 equivalente se non maggiore a quella di tutto il traffico aereo mondiale. Per fabbricare 25.000 mattoni inoltre, vengono bruciati circa 400 alberi.

Ebbene, con l’impiego su larga scala dei “bio-brick” sarà a breve possibile abbattere in modo sensibile le emissioni di CO2 nell’atmosfera, secondo gli inventori, addirittura di 800 milioni di tonnellate ogni anno. L’utilizzo del tempo futuro è però ancora d’obbligo, in quanto questi “bio-mattoni” sono ancora in fase di test: i prototipi prodotti fino a questo momento sono infatti poco più grandi dei mattoncini per le costruzioni per bambini.

Ma come si fa a coltivare dei mattoni? Partendo da sabbia, batteri, cloruro di calcio e urea, il processo, noto come precipitazione di calcite micro-indotta, impiega i microrganismi di “Sporosarcina pasteurii” presenti nella sabbia per legare assieme i granelli, con una catena di reazioni chimiche. Il prodotto ottenuto da questo processo risulta molto simile all’arenaria, ma, cambiando alcune variabili nel processo si può far assumere al mattone le sembianze e le qualità del cotto, dell’argilla o addirittura del marmo. Gli inventori non sono però gli unici a credere nel potenziale di questa scoperta: il “bio-brick” ha vinto infatti il primo premio alla Next Generation Design Competition 2010 della rivista Metropolis.


Fonte: ZeroEmissioni.Tv



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Modifiche al Codide ambientale anche per Via e Vas

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Qualità dell'aria, l'Italia cerca di adeguarsi all'Europa ma chiede deroghe

Cambia la definizione di ambiente che assume il diritto di essere tutelato come tale e non come bene strumentale per la qualità della vita
Lucia Venturi

GROSSETO. Con il decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei ministri e che dovrà andare adesso alla conferenza unificata e alle commissioni parlamentari perché esprimano il loro parere, si modificano- dopo quella relativa ai rifiuti- le parti I, II e V del Codice ambientale (decreto legislativo 152/2006) in merito alle procedure per la valutazione d'impatto ambientale (Via) e la valutazione ambientale strategica (Vas) e anche una parte della disciplina in materia di inquinamento atmosferico.

Si tratta dell'ennesima modifica che ha caratterizzato il Codice ambientale anche per quanto attiene alle procedure di Via e Vas, oggetto anche di alcuni provvedimenti attualmente all'esame del parlamento.

Il testo relativo a Via e Vas non è ancora disponibile in rete ma secondo quanto riportato dal sito edilportale, uno dei principali punti di modifica riguarda la definizione di ambiente, che assume adesso il diritto di essere tutelato come tale e non come bene strumentale per la qualità della vita.

Novità anche per l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che viene associata alla Via per le opere di competenza dello Stato, dove nel caso in cui la loro realizzazione ponga problemi inerenti alla tutela del patrimonio culturale, sarà richiesto il parere del ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Un obiettivo che sta alla base delle modifiche - come spiegava anche ieri in una nota il ministero dell'Ambiente- è quello di sveltire le pratiche e quindi per la Vas è stato proposto il ricorso al silenzio - inadempimento, ovvero in caso di mancata risposta da parte dell'ente competente , il richiedente l'autorizzazione può ricorrere nei modi consentiti dalla legge.

Nella bozza- si legge ancora su edilportale- vi sono anche precisazioni riguardo alle emissioni inquinanti degli impianti, che devono essere determinate in sede di autorizzazione sulla base delle tecnologie disponibili e delle prescrizioni dei piani regionali di qualità dell'aria e sono previsti limiti all'utilizzo dei certificati verdi per la produzione di energia tramite incenerimento di rifiuti.

Per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, le modifiche apportate al Codice ambientale - ha spiegato il ministro dell'ambiente, sono complementari a quelle introdotte da un altro decreto legislativo, che recepisce la direttiva 2008/50/CE in materia di qualità dell'aria , anch'esso approvato dal Consiglio dei ministri di ieri.

Entrambi i provvedimenti andranno in Conferenza Stato Regioni per poi passare all'esame del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari. Secondo quanto ha affermato il ministro Stefania Prestigiacomo «Si realizza in questo modo la prima parte dell'azione di contrasto dell'inquinamento atmosferico, che sarà a breve completata dal Governo italiano con il Piano anti-smog».

Il corposo schema di decreto di attuazione della direttiva europea sulla qualità dell'aria (146 pagine) si compone di 22 articoli, 16 allegati e 11 appendici, in cui si declinano le responsabilità tra Stato, Regioni ed enti locali per la valutazione delle componenti inquinanti e per la gestione delle conseguenti misure di protezione della salute.

La bozza di decreto per perseguire tali obiettivi, stabilisce i valori limite per le concentrazioni nell'aria ambiente di biossido di zolfo, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio, piombo e PM 10; i livelli critici e le soglie di allarme per le concentrazioni di biossido di zolfo e ossidi di azoto; il valore limite, il valore obiettivo, l'obbligo di concentrazione dell'esposizione e l'obiettivo nazionale di riduzione dell'esposizione per le concentrazioni di PM2,5; e infine i valori obiettivo per le concentrazioni di arsenico, cadmio, nichel e benzo(a)pirene oltre a i valori obiettivo, gli obiettivi a lungo termine, le soglie di allarme e quelle di informazione per l'ozono.

Per la valutazione della qualità dell'aria si prevede una zonizzazione, intesa come una suddivisione del territorio nazionale effettuata dalle regioni e su cui vi sarà una valutazione da parte del ministero dell'Ambiente. Queste zone e agglomerati, ridefiniti ogni cinque anni, devono essere espressione di spazi uniformi all'interno di ciascuna regione (ma possono essere anche sovra regionali) e la loro individuazione dovrà basarsi su elementi come la densità emissiva, le caratteristiche orografiche, quelle meteo-climatiche o il grado di urbanizzazione del territorio.

Le misurazioni e le altre tecniche utilizzate per la valutazione della qualità dovranno rispettare obiettivi di qualità previsti in uno specifico allegato (I) e la rete deve essere poi soggetta alla gestione o almeno al controllo pubblico da parte delle regioni o (su delega) delle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. Le attività di pianificazione individuate per garantire il raggiungimento dei valori limite o i valori obiettivo sulla qualità dell'aria, dovranno tenere conto delle sorgenti di emissione, così da poter intervenire in modo mirato con le misure di contenimento

Per evitare le conseguenze della procedura d'infrazione avviata da parte della Commissione europea nei confronti dell'Italia per lo sforamento delle concentrazioni di Pm10 rispetto ai valori limite, la bozza di decreto prevede la possibilità di richiedere deroghe alla Commissione europea sugli sforamenti relativi a benzene, biossido di azoto, Pm 10.

Fonte: GreenReport



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Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Maggio 2010 06:52
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Qualità dell'aria: dall'Ue ultimo avvertimento per l'Italia

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"In Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del particolato"

In Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10.000  abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del  particolatoUltimo avvertimento per l'Italia da parte della Commissione europea, che già ha avviato una procedura di infrazione contro il Governo per il superamento dei valori limite di PM10 in numerose zone e agglomerati del paese. In arrivo, insomma, multe salate dall'Ue. Il rischio, spiega Legambiente, è che oltre ai morti per inquinamento saranno i cittadini a pagare gli errori del Governo, con tasse più alte.

La Commissione europea procede contro l’Italia per la mancata osservanza delle norme UE sulla qualità dell’aria. Si tratta del secondo e ultimo avvertimento scritto, inviato all’Italia per aver superato i valori limite del PM10 in numerose zone o agglomerati del paese. Il triste primato di morti per inquinamento va alla Lombardia.

Secondo il Commissario UE per l’ambiente, Janez Potočnik: “L’inquinamento atmosferico continua a causare ogni anno più di 350.000 morti premature in Europa. In Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del particolato. Gli Stati membri devono continuare a prendere sul serio le norme europee di qualità dell’aria e adottare i provvedimenti necessari per ridurre le emissioni”.

Questi dati - dichiara Andrea Poggio, vice direttore nazionale di Legambiente - sono la triste conferma che c’è molto da fare. Non è possibile aspettare ancora misure efficaci e risolutive. E se la giornata nazionale della bicicletta promossa per domenica dal ministero dell’Ambiente è un’iniziativa fondamentale per promuovere una mobilità alternativa, è quanto mai urgente presentare il Piano nazionale anti-smog, che il ministro Prestigiacomo aveva promesso entro la fine di marzo ma che ancora non ha visto la luce".

La Commissione Europea aveva già bocciato quasi tutti i Piani Regionali e Comunali di risanamento dell'aria, constatato l'inesistenza di un Piano Nazionale e avviato una procedura di infrazione nei confronti del Governo italiano. Si rischia così di condannare l’Italia a pagare una salatissima multa per inquinamento, che pagheremo con le nostre tasse. Nel documento finale della Commissione, oltre alla Lombardia, che fa da capofila dei bocciati, troviamo anche l’Emilia Romagna, il Piemonte, il Veneto, la Provincia Autonoma di Trento, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Valle d'Aosta, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, la Toscana, l’Umbria, le Marche, il Lazio, l’Abruzzo, la Campania, la Puglia e la Sicilia.

Il risanamento della qualità dell’aria potrebbe partire proprio dalle città italiane che rappresentano il terreno privilegiato per attivare processi di riduzione delle emissioni inquinanti e per combattere i cambiamenti climatici migliorando la qualità della vita dei cittadini. E’ urgente un piano di rilancio del trasporto pubblico, ferroviario in primis, con l’acquisto di nuovi treni per i pendolari. Bisogna attuare, in tutte le aree più densamente urbanizzate, un piano eccezionale di 100 nuove metropolitane leggere, con grandi bus su corsie protette con semafori intelligenti agli incroci, fermate accessibili, comode e riparate. In questo modo si potrebbero togliere, in un paio d'anni, centinaia di migliaia di auto che entrano e circolano nelle città e in provincia, tutti i giorni.

Esistono oggi - ha concluso Poggio - una serie di interventi già efficaci in altri paesi europei, dalle 'Low Emission Zone', con misure annuali e stagionali di limitazione della circolazione dei veicoli più inquinanti, alle riduzioni dei limiti di velocità, ai divieti per i motori diesel non dotati di filtri antiparticolato. Bisogna intervenire anche nel settore energetico, promuovendo politiche di risparmio ed efficienza e utilizzo di fonti rinnovabili, a partire dai pannelli solari per riscaldare l'acqua nelle abitazioni”.

10 Maggio 2010

Fonte: TerraNauta



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Ultimo aggiornamento Martedì 11 Maggio 2010 06:34
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Corte dei Conti: Danno ambientale. Relazione Procuratore Corte dei Conti 2010

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Adunanza delle SS.RR. del 17 febbraio 2010

Presidente Tullio Lazzaro

CERIMONIA DI INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO 2010 RELAZIONE SCRITTA DEL PROCURATORE GENERALE MARIO RISTUCCIA
Stralcio relativo al paragrafo dedicato al danno ambientale

In tema di danno ambientale vige il Testo Unico, approvato con il d.lg.vo 3 aprile 2006 n. 152, noto come codice dell’ambiente, che mira ad assicurare la tutela del suolo e del sottosuolo, oltre che delle aree protette e dei parchi e si cura della prevenzione dei fenomeni di dissesto e di inquinamento. Il successivo d.lg.vo 16.1.2008, n. 4, ha apportato modifiche in materia di rifiuti, di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica.

Il Ministro dell’ambiente, in collaborazione con le Regioni, esercita le funzioni spettanti allo Stato in base all’art. 117 della Costituzione in materia di tutela e risarcimento dei danni procurati all’ambiente, nel rispetto della normativa comunitaria (direttiva del Parlamento europeo n. 2004/35/CE del 21.4.2004), che ne prevede la casistica e ne indica i rimedi, in applicazione dei principi di precauzione, di sussidiarietà e di lealtà.
Secondo la vigente normativa (art. 300 d.lg.vo n. 152/2006) è considerato danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima.

La giurisprudenza della Corte di cassazione penale (sent. n. 16575 del 42 2007) ha stabilito che il danno ambientale presenta una triplice dimensione:

  • - personale (quale lesione del diritto fondamentale dell’ambiente di ogni uomo);
  • - sociale (quale lesione del diritto fondamentale dell’ambiente nelle formazioni sociali in cui si sviluppa la personalità umana, ex art. 2 Cost.);
  • -pubblica (quale lesione del diritto-dovere pubblico delle istituzioni centrali).

Chiunque, realizzando un fatto illecito od omettendo comportamenti doverosi, con violazione di legge, di regolamento o di provvedimenti amministrativi, con negligenza, imperizia, imprudenza o violazione di norme tecniche, arrechi un danno all’ambiente è obbligato al ripristino o al
risarcimento per l’equivalente.



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Ultimo aggiornamento Sabato 06 Marzo 2010 17:40 Leggi tutto...
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Reti idriche: in Italia le peggiori d’Europa

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Sono pari a 5 miliardi di euro l’anno, gli sprechi causati in Italia delle carenze infrastrutturali della rete idrica. E’ scritto in una risoluzione approvata oggi all’unanimità dalle commissioni Ambiente e Attività Produttive.

Le reti idriche e fognarie italiane, secondo la risoluzione, presentano le maggiori carenze infrastrutturali rispetto ai principali Paesi europei: il tasso di perdita negli acquedotti
italiani e’ di circa il 40% contro il 10% circa della Germania e il 15% della Gran Bretagna, nonostante la densità per area geografica e pro-capite di quei paesi sia inferiore rispetto all’Italia.

Oggi il Parlamento ha posto quindi l’accento sull’urgenza di mettere mano alla nostra rete idrica nazionale, un intervento che potrebbe portare vantaggi economici, in termini di creazione di posti di lavoro, ma anche ambientali e per la salute dei cittadini.

 

Fonte - EcoBlog



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