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Effetto serra e tutela del suolo

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Da "Coordinamento NoInc"

La Politica UE sull energie rinnovabili corre il rischio di essere controproducente, poiché ponendo l'accento delle strategie di lotta al cambiamento climatico solo sulla produzione energetica, può creare squilibri intesi a conseguire esclusivamente tale obiettivo - tra questi, nel caso dei suoli, la conversione di suoli "naturali" (pascoli, foreste) a seminativi per la produzione di biomassa, ma questo comporta una perdita di carbonio dal suolo verso l'atmosfera potenzialmente piu' importante dello stesso "guadagno" in termini di energia rinnovabile da biomassa.
Se ne deduce (questo il rapporto non lo dice, ma scientificamente è la diretta conseguenza) che se al rifiuto biodegradabile riconosciamo solo la dimensione "energetica" (certificati verdi, Cip6) ne perdiamo l'importanza come potenziale fonte di ristoro del C nel suolo. Ecco uno scritto sull'argomento:
Dall'Europa: per lottare contro il cambiamento climatico, non dimentichiamoci del suolo.
E' il principale messaggio di un Rapporto appena pubblicato dalla Commissione Europea - Finalmente, e pienamente, confermate le valutazioni che abbiamo proposto e sviluppato nell'ultimo decennio - Nelle strategie di lotta al cambiamento climatico non possiamo dimenticarci del "pool" di C nel suolo.
A volte le cose importanti arrivano inaspettatamente.
Mentre eravamo impegnati nel valutare risultati e conseguenze della discussione sulla nuova Direttiva-Quadro sui Rifiuti (cfr. Notiziario del dicembre scorso) e contestualmente ragionavamo sul "Green Paper" della Commissione sul rifiuto organico, che potrebbe preludere (finalmente) ad una Direttiva specifica sul biorifiuto, è stato pubblicato un Report della Commissione EU, Unità Suoli, dal titolo significativo: Rassegna delle informazioni disponibili sulle relazioni tra suolo e cambiamento climatico, in inglese, può essere scaricato dal sito http://ec.europa.eu/environment/soil/review_en.htm

Importante? Estremamente importante.
Il Report nel suo complesso è una clamorosa conferma (finalmente, ci verrebbe da dire..) dei messaggi che abbiamo definito, prodotto e diffuso in oltre un decennio di attività sul tema: ossia, che le strategie di lotta al cambiamento climatico non possono più dimenticarsi della importanza della componente suolo, e del "pool" di carbonio in esso contenuto, vista la magnitudo degli effetti potenziali:
  • quelli positivi, laddove si agisca correttamente (mediante pratiche intese a preservare o ristorare i livelli di sostanza organica nel suolo, incluse le strategie di restituzione dei materiali organici al suolo)
  • quelli negativi, che si determinano quando, trascurando l'importanza della sostanza organica nel suolo, si promuovono pratiche e strategie in grado di determinarne il progressivo impoverimento.

E' significativo riportare alcuni passaggi del comunicato-stampa con cui il Commissario all'Ambiente Dimas e l'Unità Suoli presentano il Report sul sito UE:
"(…) Il suolo contiene circa il doppio del carbonio presente in atmosfera e tre volte quello trattenuto dalla vegetazione. I suoli europei sono un'enorme riserva di carbonio visto che ne contengono circa 75 miliardi di tonnellate che, se gestiti male, possono avere gravi conseguenze. Se ad esempio non si proteggono le torbiere ancora presenti in Europa, verrebbe emesso lo stesso quantitativo di carbonio prodotto da 40 milioni di automobili in più."

Particolarmente significativo, poi, il seguente passaggio:
"Il rapporto, una sintesi dei migliori dati disponibili sulle connessioni tra suolo e cambiamenti climatici, sottolinea la necessità di sequestrare il carbonio nei suoli. La tecnica è competitiva in termini di costi ed è già disponibile, non richiede tecnologie nuove o sperimentali e presenta un potenziale di mitigazione comparabile a quello di qualsiasi altro settore economico. In linea con la strategia tematica per la protezione del suolo e per ottenere un maggior sequestro di carbonio nel suolo occorre invertire l'attuale andamento di degrado del suolo e migliorare le pratiche di gestione."

Leggendo diffusamente il report, vi sono dei messaggi di fondo che finalmente ricevono un riconoscimento istituzionale, ed al massimo livello di credibilità e di impatto strategico.
  • non è tanto il livello attuale di sostanza organica quello che conta, quanto l'effetto del cambiamento (al rialzo od al ribasso) indotto dalle diverse pratiche: in altri termini, anche nei Paesi del Nord Europa è importante la fertilizzazione organica, (nonostante il tenore già elevato di carbonio nel suolo) proprio per mantenere il "pool" esistente, mentre sarebbero clamorosi (e clamorosamente positivi) gli effetti di strategie e Piani di Azione intesi ad elevare il preoccupante livello di sostanza organica nelle nostre condizioni pedoclimatiche. La cartina di cui alla Figura 1 mostra la povertà di sostanza organica nei suoli dell'area mediterranea, e – rimanendo in ambito italiano - sottolinea la condizione di particolare degrado (con tenori di C inferiori all'1%) dei suoli in Sicilia, in diversi comprensori sardi, e sulla "dorsale Adriatca"
  • le strategie di lotta al cambiamento climatico non possono solo concentrarsi sulla dimensione energetica del problema, enfatizzando oltremodo la necessità di produrre energia rinnovabile (nel caso specifico, da biomassa); la produzione di fonti rinnovabili (es. le "energy crops") potrebbe infatti essere addirittura a discapito della conservazione del pool di C nel suolo (es. nel caso di passaggio da prato-pascolo a seminativo per "energy crops"), con un effetto complessivo negativo (che le analisi del ciclo di vita, come abbiamo più volte sottolineato, faticano a calcolare ed evidenziare dal momento che sono relativamente "indifferenti" agli effetti-suolo delle diverse strategie)
  • è dunque necessario da ora in poi considerare l'impatto che le diverse strategie e politiche di lotta al cambiamento climatico possono esercitare sulla componente suolo. Il rapporto stesso esamina, tra le altre, le conseguenze della nuova Direttiva-Quadro sui Rifiuti, sottolineando gli effetti positivi della priorità che la stessa sembra dare al riciclaggio, ed in questo, al recupero di sostanze organiche di scarto mediante compostaggio.
Alcuni dei messaggi-chiave elencati nel "rapporto esecutivo":
  • gli stock di C nei suoli europei: Gli stock di C nei suoli nell'Europa dei 27 sono circa 75 miliardi di tonnellate; circa il 50% è localizzato in Svezia, Finlandia e Regno Unito e circa il 20% è nelle aree a torbiera.
  • Torbiere e suoli "organici": Le maggiori emissioni di CO2 dai suoli risultano dal cambiamento di uso e specialmente dal drenaggio (per conversione alla coltivazione, ndt) dei suoli organici, nel cui caso si possono avere emissioni di 20-40 t di CO2 per ha ed anno. L'opzione più efficace per gestire il C del suolo allo scopo di combattere il cambiamento climatico è preservare gli "stock" esistenti, e specialmente i grandi stock di C in torbiere e suoli organici.
  • yso del suolo e C: l'uso del suolo, ed i cambiamenti nello stesso, influenzano gli stock di C in modo significativo. In media, è probabile che i suoli europei accumulino C (agendo da "sink") in condizioni di prato-pascolo o foresta (con stime da 0 a 100 miliardi di t di C per anno) e che agiscano invece da "fonte" di C in condizioni di suolo arabile (con stime da 10 a 40 miliardi di t di C per anno). Perdite di C dal suolo si hanno quando i prati-pascoli, le foreste o gli ecosistemi naturali sono convertiti in seminativi; viceversa, la riconversione di seminativi determina un aumento degli stock di C nel suolo, anche se questo è più lento
  • Gestione del suolo e C: La gestione del suolo ha un impatto determinante sul C del suolo. Le misure intese alla buona gestione del C nel suolo sono disponibile e ben conosciute, e molte di queste sono praticabili e relativamente poco costose (rispetto ad altre strategie di lotta al cambiamento climatico, ndt) da implementare. La gestione intesa a ridurre le emissioni di N e di C è un approccio utile a evitare emissioni dei gas serra CO2, CH4 ed N2O. (chi ci segue da tempo, conosce l'importanza dell'uso del compost ad es. per prevenire l'emissione di N2O da fonti di N a pronto effetto come i concimi chimici, ndt)-
  • Sequestro di C: per quanto efficiente nel ridurre o rallentare l'accumulo di CO2 in atmosfera, il sequestro di C di sicuro non è determinante, di per sé, nella lotta al cambiamento climatico, in ragione della limitata dimensione di tale effetto2 e della sue potenziale reversibilità; tuttavia, può giocare un ruolo primario nella mitigazione del cambiamento climatico, specialmente grazie alla sua disponibilità immediata ed al basso costo di implementazione per farci "guadagnare" tempo (nei decenni in cui il C è "intrappolato" nel suolo, ndt)
  • Le politiche EU ed il C del suolo: I requisiti ambientali nella richiesta di "cross-compliance" della nuova Politica Agricola Comunitaria sono uno strumento che potrebbe essere usato per mantenere ed incrementare il C nel suolo. (…) la Politica UE sulle energie rinnovabili non è necessariamente una garanzia per una gestione appropriata del C del suolo.
Ultimo aggiornamento Martedì 26 Maggio 2009 06:13   Nessun commento.
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