Il PM10 nuovo fattore di rischio ambientale per la Trombosi Venosa Profonda
I PM10, particelle fini presenti nell'atmosfera, aumentano del 70% il rischio di sviluppare Trombosi Venosa Profonda. Il rischio è maggiore negli uomini

Una ricerca diretta da Andrea Baccarelli, dell"Università di Milano e della Harvard School of Public Health, pubblicata sull"ultimo numero della rivista JAMA, affenma che l"esposizione a lungo termine al particolato fine presente nell"atmosfera inquinata aumenta considerevolmente il rischio di sviluppare trombosi venosa profonda, oltre ad altre patologie.
Alla base di questa notizia vi è uno studio finanziato dalla Fondazione Cariplo e dalla Regione Lombardia, condotto su 870 pazienti lombardi colpiti da trombosi venosa profonda e su 1210 soggetti di controllo. I soggetti sono stati assegnati a nove differenti aree di soggiorno, per le quali sono state valutati i livelli di concentrazione media per metro quadrato del particolato fine (PM10) nel corso dell"anno precedente alla diagnosi della patologia o della presa in carico nello studio.
Dopo aver adottato correzioni nei dati per escludere altri fattori ambientali e sanitari, si è notato che per ogni aumento di 10 microgrammi per metro quadrato di particolato, il rischio di trombosi venosa profonda aumenta del 70 per cento, poichè il sangue dei soggetti esposti sperimentalmente a elevati livelli di particolato mostra la tendenza a coagulare più velocemente.
Inoltre si è notata una prevalenza di formazione di coaguli negli uomini, mentre l"effetto pare sparire nelle donne che assumono contraccettivi orali o che seguono una terapia ormonale. Le terapie ormonali aumentano il rischio di sviluppare trombosi venosa profonda, ma costituiscono un fattore di rischio totalmente indipendente dal livello di PM10 preso in esame dallo studio.
"Data l"entità degli effetti osservati e l"ampia diffusione del particolato inquinante, la nostra ricerca introduce un nuovo e comune fattore di rischio nella patogenesi della trombosi venosa profonda e, allo stesso tempo, dà ulteriore sostanza alla richiesta di standard più rigorosi e di un aumento degli sforzi volti a ridurre l"impatto degli inquinanti atmosferici sulla salute umana", ha osservato Andrea Baccarelli.



















