Venerdì 20 Agosto 2010 00:21
Massimo Gianangeli
News -
Energia
Biomasse: 80 scienziati scrivono al Congresso USA
Ottanta scienziati hanno scritto ai rappresentanti della Camera e del Senato statunitensi, Nancy Pelosi e Harry Reid, per chiedere maggiore cautela nel computo delle emissioni risparmiate utilizzando le biomasse. L'abbattimento di foreste per produrre energia, spiegano gli scienziati, ha l'effetto di rilasciare in atmosfera carbonio che altrimenti sarebbe sequestrato, in modo non molto diverso da quello che si ha con l'estrazione e la combustione di combustibili fossili. La maggior parte degli standard per le energie rinnovabili delle compagnie elettriche considerano le bioenergie energie rinnovabili, anche quando le biomasse non eliminano o neppure riducono le emissioni di gas serra. Un articolo pubblicato sulla rivista Sciencie dimostra come nella maggior parte dei casi il conteggio delle emissioni delle biomasse si basa su presupposti errati. Ogni legge volta a ridurre le emissioni di gas serra, sostengono, deve includere una differenziazione delle emissioni da bioenergia in base all'origine della biomassa, in modo da incentivare le giuste biomasse, quelle che realmente creano una sensible diminuzione delle emissioni.
Onorevole Pelosi e Senatore Reid, Vi scriviamo per sottoporre alla vostra attenzione l'importanza di un preciso computo delle emissioni di biossido di carbonio emesso dalle bioenergie, nelle leggi e nei regolamenti volti a ridurre le emissioni di gas serra nel settore energetico. Un corretto sistema di calcolo delle emissioni può contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra; un sistema non corretto di calcolo rischia di portare ad un aumento delle emissioni di gas serra a livello nazionale e internazionale.
La sostituzione di combustibili fossili con le bioenergie non ferma annulla necessariamente le emissioni di biossido di carbonio dai tubi di scappamento e dalle ciminiere. Anche se le emissioni dei combustibili fossili sono ridotte o eliminate, la combustione di biomassa sostituisce le emissioni di origine fossile con proprie emissioni (che possono essere anche più elevate per unità di energia, a causa della minore energia prodotta dalle biomasse in rapporto di carbonio). Le bioenergie possono ridurre l'anidride carbonica atmosferica, se le piante e il suolo riescono ad assorbire più anidride carbonica di quella che avrebbero assorbito senza le bioenergie stesse. In alternativa, le bioenergie possono essere prodotti con residui vegetali, che si sarebbero altrimenti decomposti, rilasciando carbonio in atmosfera. Che il suolo e le piante sequestrino carbonio supplementare per compensare le emissioni della combustione di biomassa, dipende dal tasso di crescita delle piante e dell'assorbimento del carbonio nella biomassa e nel suolo. Ad esempio, piantare colture energetiche a rapida crescita su terreni altrimenti improduttivi porta a un assorbimento di carbonio supplementare da parte delle piante che compensa le emissioni causate dal loro impiego nella produzione di energia, senza stoccaggio di carbonio nelle piante o nel suolo. D'altra parte, l'abbattimento di foreste per produrre energia, sia per bruciare il legno direttamente nelle centrali o per sostituire la foreste con colture bioenergetiche, ha l'effetto di rilasciare in atmosfera carbonio che altrimenti sarebbe sequestrato, in modo non molto diverso da quello che si ha con l'estrazione e la combustione di combustibili fossili. Questo crea un debito di carbonio, può ridurre l'assorbimento di carbonio da parte della foresta, e possono quindi aumentare le emissioni nette di gas serra per un lungo periodo di tempo prolungato, incompatibile con gli obiettivi di riduzione indicati per i prossimi decenni.
Molti trattati internazionali, numerose leggi nazionali e perfino le bollette energetiche, calcolano le emissioni da biomasse in modo scorretto, assegnando a tutte le bioenergie una riduzione del 100% delle emissioni indipendentemente dall'origine delle biomasse impiegate. Questo errore viene poi reiterato, escludendo dal computo dei limiti nazionali il carbonio emesso dalle bioenergie, o dai requisiti per ottenere incentivi nelle emissioni da energia. La maggior parte degli standard per le energie rinnovabili per le compagnie elettriche hanno lo stesso effetto, poiché le bioenergie sono viste come energie rinnovabili, anche quando le biomasse non eliminano o neppure riducono le emissioni di gas serra.
Questo approccio sembra basato su un fraintendimento delle linee guida della IPCC. In alcuni scenari, questo approccio potrebbe perfino annullare la maggior parte delle riduzioni di gas serra previste per i prossimi decenni. Le leggi statunitensi possono influenzare il mondo intero nell'approccio da tenersi alle bioenergie. Una serie di studi su illustri riviste hanno stimato che un computo improprio delle bioenergie su scala globale potrebbe portare a una massiccia distruzione delle foreste del pianeta.
La lezione è che ogni legge o regolamento volto a ridurre le emissioni di gas serra, deve includere una differenziazione delle emissioni da bioenergia in base all'origine della biomassa. L'Accademia Nazionale delle Scienze ha valutato come significativo il potenziale di produzione di energia da biomasse appropriate. Un corretto computo fornirà i necessari incentivi per queste fonti di bioenergia.
da http://www.salvaleforeste.it/201008181223/biomasse-80-scienziati.html
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Lunedì 16 Agosto 2010 10:14
Massimo Gianangeli
News -
Energia
Carissimi,
vi invio una dispensa contenente tutte le principali normative che regolano la concessione dei contributi Cip6 e quelli agli impianti di a cogenerazione. Per avere accesso a tali contributi, infatti, gli impianti devono avere determinate caratteristiche e soddisfare specifiche condizioni tecniche, regolate dalla legge. Non è stato facile raccogliere tali normative, dal momento che la materia è piuttosto complessa e continuamente soggetta a ritocchi, piccole modifiche ecc... almeno una volta all'anno (come si può vedere anche solo scorrendo l'indice della dispensa). I documenti sono organizzati in un INDICE (scaricabile a questo link: http://files.splinder.com/18655b40e85b0340674bc3249cf9b726.pdf ) nel quale vengono elencate le normative presenti ed il relativo nome del file in pdf. Al seguente link, poi, http://files.splinder.com/2aa0302fc4cf800b36b364004481324f.rar è possibile scaricare la cartella (compressa in formato .rar) contenente i files della dispensa. Spero vi possa essere di una qualche utilità, specie se decidete di dare una controllata a quanti soldi prendono e con che modalità, eventuali centrali o impianti presenti sul vostro territorio. Mi auguro che ci sia davvero tutto e che non ci siamo persi qualche normativa o qualche provvedimento nell'universo delle delibere AEEG e decreti ministeriali vari... :-). Nel caso, sono gradite segnalazioni per eventuali correzioni, integrazioni o modifiche a questa dispensa. Grazie a tutti. Cordiali saluti MASSIMO GIANANGELI Comitato Tutela Salute e Ambiente Vallesina - Jesi(AN)
Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Agosto 2010 14:25
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Venerdì 13 Agosto 2010 05:58
Marco Falcetelli
News -
Energia
S'alza il velo sulla fantasiosa sostenibilità dell'impianto a biomasse di Russi (Ravenna). L'Onlus Clan-Destino, da anni in lotta perché questa speculazione affaristica mascherata da impianto di smaltimento non venga mai portato a compimento, ha riportato l'intervento in Consiglio provinciale dell'Assessore alla Qualificazione Ambientale della Provinciale di Forli/Cesena, Luciana Garbuglia. Nel suo intervento l'Assessore evidenzia che il materiale da bruciare non proverrà dal "famoso" raggio di 70 km dall'impianto, ma addirittura dall'estero, via nave.
" ... con un approfondimento successivo, si è proprio verificato che quell'Impianto (n.d.r. Russi) non è rivolto a reperire materiali sul territorio,... il tipo di Biomassa che viene utilizzato per quell'Impianto viene assolutamente da fuori, cioè non viene neanche dalla Regione Emilia-Romagna, non viene neanche dall'Italia, perché si utilizza il Porto di Ravenna come punto di tramite per l'utilizzo di quel tipo di Biomassa...".
È scandaloso che la farsa di questo inceneritore continui ad andare avanti nonostante tutte le evidenze che si tratti di un'operazione puramente affaristica che nulla, ma proprio nulla, ha a che vedere con il miglioramento dei servizi ai cittadini, con la salvaguardia dell'ambiente o con la economicità per la comunità. E' invece un progetto che costerà caro in termine di denaro e salute e alla zona di Russi e al ravennate in generale, e che certamente non creerà un circolo virtuoso dal punto di vista occupazionale. Esigiamo che l'Assessore Regionale all'ambiente riferisca in commissione, o in aula, se queste notizie siano fondate. Nel caso lo fossero, siamo di fronte ad un'evidente contraddizione rispetto alle delle motivazioni stesse per le quali l'impianto fu pensato.
Fonte: Movimento 5 Stelle Emilia Romagna
Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Agosto 2010 17:36
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Mercoledì 24 Marzo 2010 18:04
Marco Falcetelli
News -
Energia
Spesso vengono esaltate le caratteristiche ecologiche e sostenibili dell'energia ricavata dai bio-carburanti, ma si tratta di vantaggi ancora da dimostrare. Con la scusa di voler combattere i cambiamenti climatici cominciano a decollare questi nuovi business che, col tempo, potrebbero addirittura peggiorare la situazione, sia a livello economico che ambientale. È il caso dell'etanolo.
“L'industria americana dell'etanolo, la più importante al mondo, nel 2009 ha consumato grano sufficiente a sfamare 330 milioni di persone”. Lo afferma l’Earth Policy Institute con un rapporto intitolato U.S. Feeds One Quarter of its Grain to Cars While Hunger is on the Rise, in cui risulta che, durante lo scorso anno, 107 milioni di tonnellate di granaglie - ossia oltre un quarto della produzione statunitense - siano finite nelle distillerie di etanolo americane. Proprio nell’anno in cui si è raggiunto il record di un miliardo di affamati nel mondo.
Un tale quantitativo di cereali sarebbe bastato, secondo i calcoli dell’Organizzazione presieduta da Lester Brown, a sfamare circa 330 milioni di persone. Vale a dire più della stessa popolazione statunitense. “Con le 200 distillerie di etanolo nel Paese adibite alla trasformazione di cibo in carburante”, continua l’EPI, “la quantità di cereali trasformata è triplicata dal 2004”.
Gli Stati Uniti sono il principale produttore di cereali al mondo, in grado di esportare più di Argentina, Australia, Canada e Russia messi insieme. Non stupisce quindi il fatto che, in un’economia globalizzata, l’accresciuta richiesta di cibo necessario a produrre carburanti per i veicoli americani può creare non indifferenti variazioni dei prezzi alimentari in tutto il resto del mondo.
La crescita della domanda mondiale di agro-combustibili ha ridotto la produzione di granaglie, riconvertito le coltivazioni di ampie superfici agricole e fatto esplodere i prezzi. La popolazione mondiale consuma direttamente meno della metà delle granaglie che si raccolgono. Il resto serve a nutrire il bestiame e i veicoli a motore (Luis Hernandez Navarro). E considerando il fatto che il quantitativo di cereali necessari a produrre etanolo per il pieno di un SUV potrebbe sfamare una persona per un anno, viene effettivamente da chiedersi se etanolo, biodiesel e tutti i cosiddetti “biocarburanti” non siano una cosa immorale.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Marzo 2010 18:10
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