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Con le Centrali a Biomasse a rischio il settore oleario

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Con le Centrali a Biomasse a rischio il settore oleario

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Lecce (Salento) - Con  impianti a biomasse alimentati ad oli vegetali  a rischio la filiera dell’ olio vergine di oliva salentino. CONFAGRICOLTURA è preoccupata per l insorgere di grandi insediamenti di produzione energetica  alimentati ad oli vegetali; a rischio la filiera pura dell’ olio vergine di oliva. Il Sindaco di Casarano prenda atto dei seri rischi per la filiera.

L’idea di centrale a biomasse proposta ed oggetto di attuale discussione inter-comunale nel circondario del  Comune di Casarano preoccupa fortemente Confagricoltura; l’eventuale realizzazione di tale insediamento può  seriamente danneggiare la filiera pura dell’ olio vergine di oliva. L’associazione categoriale – rappresentata e diretta nel Sud Salento dal dr. agronomo Antonio Stea - ha raccolto negli ultimi mesi le preoccupazioni e le istanze di decine e decine di operatori della filiera dell’ oro verde nel basso Salento tra sani produttori e trasformatori delle olive ottenute nel nostro territorio.

Confagricoltura pone all’attenzione dell’intera comunità agricola locale interessata alla filiera olivicola,  l eventuale e non auspicabile possibilità che le ingenti quantità di oli vegetali provenienti da Stati extra Ue per alimentare tali impianti di produzione energetica possano determinare fenomeni distorsivi in un quadro di equilibrio tutt’oggi non semplice nell’ambito olivicolo-oleario salentino.

La grande importazione e successiva disponibilità nel Salento di oli vegetali importati per migliaia e migliaia di tonnellate all’ anno può provocare  di fatto nel prossimo futuro  nel settore agricolo ed in imprenditori agroindustriali  poco etici e dal facile guadagno un aumento dell’ “agro pirateria”  nel Mezzogiorno e nel Salento nella filiera dell’ olio vergine di oliva, andando a procurare mediante circuiti produttivi agroalimentari illegali seri danni nei confronti delle migliaia di operatori olivicoli salentini, privando l’ olivicoltura nostrana del ruolo economico, sociale ed ambientale che la stessa esercita a nostro vantaggio con inconsapevole e felice orgoglio.

“Il Salento deve continuare ad esercitare il fascino delle proprie produzioni in ambito alimentare, determinando un maggiore valore del Pil locale; per fare ciò – continua Antonio Stea – la nostra associazione esprime un invito pressante nel caso specifico nei confronti del Sindaco della città di Casarano  affinchè  lo stesso, a tutela della comunità agricola salentina, possa rigettare questo progetto industriale proposto nel territorio comunale, indicando tutt’al più come prioritaria la necessita di utilizzare a fini energetici e con contratti nero su bianco sottoscritti con i produttori agricoli  i sotto-prodotti delle filiere già esistenti nel nostro territorio rurale o derivanti dalla gestione delle aree verdi e giammai i prodotti agricoli primari, proprio come avviene nelle restanti regioni d’ Italia, assicurando l’ etica nell’ investimento e rassicurando la filiera olivicola. Se così non intenda agire, Confagricoltura indica al primo cittadino di accelerare l’iter per realizzare il referendum cittadino, si che le aziende olivicole e gli operatori possano esprimere la loro opinione in merito, a valle delle considerazioni riportate dal nostro comunicato.”

E’ una questione di primaria rilevanza per il Salento evitare di innescare facili distorsioni nella qualità merceologica  e nella filiera dell’olio vergine di oliva, chiediamo pertanto al Sindaco De Masi di riflettere sulle serie conseguenze negative che una simile centrale alimentata ad oli vegetali importati potrebbe determinare nei confronti dei produttori olivicoli. Tutti gli impegni profusi ai vari livelli dalle Organizzazioni di produttori, dagli Enti pubblici, dai produttori, dalle normative emanate ai vari livelli non possono essere vanificati indirettamente  da singoli impianti industriali,    dobbiamo difendere ciò che abbiamo costruito con decenni di civiltà e valorizzarlo secondo la migliore programmazione ed etica rurale.

 

da

http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4423



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Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Giugno 2010 13:25
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Picco di ipertensione per chi vive in ambienti inquinati

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Le persone che vivono in aree urbane dove l’inquinamento da particolato nell’aria è elevato tendono ad avere la pressione arteriosa superiore a quelli che vivono nelle aree meno inquinate, secondo i ricercatori dell’Università di Dusiburg-Essen in Germania. I ricercatori hanno usato i dati provenienti dall’Heinz Nixdorf Recall Study, uno studio effettuato su una popolazione di quasi 5.000 persone che si concentra sullo sviluppo di malattie cardiache. Essi hanno analizzato gli effetti dell’esposizione all’inquinamento atmosferico sulla pressione arteriosa tra il 2000 e il 2003.

Mentre alcuni studi precedenti hanno dimostrato che un aumento acuto del particolato atmosferico, come le fluttuazioni giorno per giorno, può aumentare la pressione sanguigna, poco era noto nell’esposizione a medio e lungo termine.

"I nostri risultati mostrano che chi vive in aree con livelli più elevati di inquinamento dell’aria hanno associata una più alta pressione sanguigna"

ha spiegato Barbara Hoffman, capo dell’Unità di Epidemiologia Ambientale e Clinica dell’Università di Duisburg-Essen, e autore senior dello studio. I risultati sono stati presentati alla Conferenza Internazionale 2010 ATS a New Orleans.

Gli autori hanno utilizzato un modello di dispersione e di trasporto chimico per stimare l’esposizione a lungo termine alle polveri sottili. Per la misurazione della pressione del sangue, hanno utilizzato un dispositivo automatico oscillometrico che rileva il movimento del sangue attraverso l’arteria brachiale e converte i movimenti in un segnale digitale.

Hanno trovato che la pressione arteriosa media è aumentata di 1,7 mmHg per un aumento di 2,4 mg / m³ nel livello di esposizione alle particelle sottili (meno di 2,5 micron), che proviene principalmente da fonti di combustione nelle aree urbane (traffico, riscaldamento, industria, impianti energetici). Hanno trovato una associazione simile per le particelle più grosse al di sotto dei 10 micron, che contengono più materiale come particelle di crosta terrestre e l’inquinamento stradale.

"Sia la pressione arteriosa sistolica che diastolica sono più alte nelle persone che vivono nelle zone più inquinate, anche se prendiamo in considerazione importanti fattori che influenzano la pressione sanguigna come età, sesso, fumo, peso, ecc. L’aumento della pressione sanguigna era più forte nelle donne che negli uomini"

ha aggiunto il dottor Hoffman. La pressione alta aumenta il rischio di aterosclerosi, un indurimento delle arterie, che porta a malattie cardiovascolari come infarto e ictus.

"I nostri risultati potrebbero spiegare perché le persone che vivono nelle zone più inquinate sono ad un rischio maggiore di soffrire e morire per queste malattie."

E’ stato anche dimostrato che l’esposizione al rumore cronico, per esempio nei residenti in prossimità delle strade principali, è associato con la pressione arteriosa elevata o con le malattie cardiache.

"Nel nostro studio, i livelli di inquinamento atmosferico rappresentano una media di concentrazioni di fondo che non erano collegate alla vicinanza con strade trafficate. Pertanto, l’aumento osservato della pressione sanguigna non è probabilmente dovuto all’esposizione al rumore. Questa conclusione sull’inquinamento atmosferico non si limita ad individuare un rischio per la vita con eventi come infarti e ictus, ma può anche influenzare i processi di base che portano alle malattie cardiovascolari croniche. E’ pertanto necessario promuovere i nostri tentativi di evitare l’esposizione cronica all’inquinamento atmosferico elevato quanto più possibile."

Fonte: [Sciencedaily]



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I mattoni a emissioni zero non si cuociono. Si coltivano

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14 maggio 2010 - E’ possibile coltivare i mattoni? Sembra di sì. Ginger Krieg Dosier, professoressa e ricercatrice dell’università americana di Sharjah, negli Emirati Arabi, ha messo a punto il “bio-brick” un mattone che non deve essere cotto, ma che viene di fatto coltivato. Sono 1.300 miliardi i mattoni che vengono realizzati e cotti ogni anno in tutto il mondo, con una conseguente produzione di CO2 equivalente se non maggiore a quella di tutto il traffico aereo mondiale. Per fabbricare 25.000 mattoni inoltre, vengono bruciati circa 400 alberi.

Ebbene, con l’impiego su larga scala dei “bio-brick” sarà a breve possibile abbattere in modo sensibile le emissioni di CO2 nell’atmosfera, secondo gli inventori, addirittura di 800 milioni di tonnellate ogni anno. L’utilizzo del tempo futuro è però ancora d’obbligo, in quanto questi “bio-mattoni” sono ancora in fase di test: i prototipi prodotti fino a questo momento sono infatti poco più grandi dei mattoncini per le costruzioni per bambini.

Ma come si fa a coltivare dei mattoni? Partendo da sabbia, batteri, cloruro di calcio e urea, il processo, noto come precipitazione di calcite micro-indotta, impiega i microrganismi di “Sporosarcina pasteurii” presenti nella sabbia per legare assieme i granelli, con una catena di reazioni chimiche. Il prodotto ottenuto da questo processo risulta molto simile all’arenaria, ma, cambiando alcune variabili nel processo si può far assumere al mattone le sembianze e le qualità del cotto, dell’argilla o addirittura del marmo. Gli inventori non sono però gli unici a credere nel potenziale di questa scoperta: il “bio-brick” ha vinto infatti il primo premio alla Next Generation Design Competition 2010 della rivista Metropolis.


Fonte: ZeroEmissioni.Tv



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IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE: ECCO COSA DICE LA COMMISSIONE EUROPEA

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COMMISSION OF THE EUROPEAN COMMUNITIES Brussels, 02.02.2000

COMMUNICATION FROM THE COMMISSION
on the precautionary principle

http://ec.europa.eu/dgs/health_consumer/library/pub/pub07_en.pdf


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Modifiche al Codide ambientale anche per Via e Vas

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Qualità dell'aria, l'Italia cerca di adeguarsi all'Europa ma chiede deroghe

Cambia la definizione di ambiente che assume il diritto di essere tutelato come tale e non come bene strumentale per la qualità della vita
Lucia Venturi

GROSSETO. Con il decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei ministri e che dovrà andare adesso alla conferenza unificata e alle commissioni parlamentari perché esprimano il loro parere, si modificano- dopo quella relativa ai rifiuti- le parti I, II e V del Codice ambientale (decreto legislativo 152/2006) in merito alle procedure per la valutazione d'impatto ambientale (Via) e la valutazione ambientale strategica (Vas) e anche una parte della disciplina in materia di inquinamento atmosferico.

Si tratta dell'ennesima modifica che ha caratterizzato il Codice ambientale anche per quanto attiene alle procedure di Via e Vas, oggetto anche di alcuni provvedimenti attualmente all'esame del parlamento.

Il testo relativo a Via e Vas non è ancora disponibile in rete ma secondo quanto riportato dal sito edilportale, uno dei principali punti di modifica riguarda la definizione di ambiente, che assume adesso il diritto di essere tutelato come tale e non come bene strumentale per la qualità della vita.

Novità anche per l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) che viene associata alla Via per le opere di competenza dello Stato, dove nel caso in cui la loro realizzazione ponga problemi inerenti alla tutela del patrimonio culturale, sarà richiesto il parere del ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Un obiettivo che sta alla base delle modifiche - come spiegava anche ieri in una nota il ministero dell'Ambiente- è quello di sveltire le pratiche e quindi per la Vas è stato proposto il ricorso al silenzio - inadempimento, ovvero in caso di mancata risposta da parte dell'ente competente , il richiedente l'autorizzazione può ricorrere nei modi consentiti dalla legge.

Nella bozza- si legge ancora su edilportale- vi sono anche precisazioni riguardo alle emissioni inquinanti degli impianti, che devono essere determinate in sede di autorizzazione sulla base delle tecnologie disponibili e delle prescrizioni dei piani regionali di qualità dell'aria e sono previsti limiti all'utilizzo dei certificati verdi per la produzione di energia tramite incenerimento di rifiuti.

Per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, le modifiche apportate al Codice ambientale - ha spiegato il ministro dell'ambiente, sono complementari a quelle introdotte da un altro decreto legislativo, che recepisce la direttiva 2008/50/CE in materia di qualità dell'aria , anch'esso approvato dal Consiglio dei ministri di ieri.

Entrambi i provvedimenti andranno in Conferenza Stato Regioni per poi passare all'esame del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari. Secondo quanto ha affermato il ministro Stefania Prestigiacomo «Si realizza in questo modo la prima parte dell'azione di contrasto dell'inquinamento atmosferico, che sarà a breve completata dal Governo italiano con il Piano anti-smog».

Il corposo schema di decreto di attuazione della direttiva europea sulla qualità dell'aria (146 pagine) si compone di 22 articoli, 16 allegati e 11 appendici, in cui si declinano le responsabilità tra Stato, Regioni ed enti locali per la valutazione delle componenti inquinanti e per la gestione delle conseguenti misure di protezione della salute.

La bozza di decreto per perseguire tali obiettivi, stabilisce i valori limite per le concentrazioni nell'aria ambiente di biossido di zolfo, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio, piombo e PM 10; i livelli critici e le soglie di allarme per le concentrazioni di biossido di zolfo e ossidi di azoto; il valore limite, il valore obiettivo, l'obbligo di concentrazione dell'esposizione e l'obiettivo nazionale di riduzione dell'esposizione per le concentrazioni di PM2,5; e infine i valori obiettivo per le concentrazioni di arsenico, cadmio, nichel e benzo(a)pirene oltre a i valori obiettivo, gli obiettivi a lungo termine, le soglie di allarme e quelle di informazione per l'ozono.

Per la valutazione della qualità dell'aria si prevede una zonizzazione, intesa come una suddivisione del territorio nazionale effettuata dalle regioni e su cui vi sarà una valutazione da parte del ministero dell'Ambiente. Queste zone e agglomerati, ridefiniti ogni cinque anni, devono essere espressione di spazi uniformi all'interno di ciascuna regione (ma possono essere anche sovra regionali) e la loro individuazione dovrà basarsi su elementi come la densità emissiva, le caratteristiche orografiche, quelle meteo-climatiche o il grado di urbanizzazione del territorio.

Le misurazioni e le altre tecniche utilizzate per la valutazione della qualità dovranno rispettare obiettivi di qualità previsti in uno specifico allegato (I) e la rete deve essere poi soggetta alla gestione o almeno al controllo pubblico da parte delle regioni o (su delega) delle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. Le attività di pianificazione individuate per garantire il raggiungimento dei valori limite o i valori obiettivo sulla qualità dell'aria, dovranno tenere conto delle sorgenti di emissione, così da poter intervenire in modo mirato con le misure di contenimento

Per evitare le conseguenze della procedura d'infrazione avviata da parte della Commissione europea nei confronti dell'Italia per lo sforamento delle concentrazioni di Pm10 rispetto ai valori limite, la bozza di decreto prevede la possibilità di richiedere deroghe alla Commissione europea sugli sforamenti relativi a benzene, biossido di azoto, Pm 10.

Fonte: GreenReport



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Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Maggio 2010 06:52
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