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Home Articoli del Comitato Generale SADAM: diamo i numeri?! (Settima puntata)

SADAM: diamo i numeri?! (Settima puntata)

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AGRICOLTURA E FILIERA CORTA

Gli agricoltori avrebbero dei benefici o solo degli svantaggi dagli impianti proposti da Sadam? E’ possibile rispettare il principio della “filiera corta” per l’approvvigionamento delle biomasse?

Mi permetto, prima di passare ai numeri, di inquadrare brevemente la problematica che ruota attorno alle due domande precedenti da un punto vista “politico” (ovviamente, nel senso più ampio del termine). Ciò solo per poter poi contestualizzare i numeri ed i risultati dei calcoli.

Quello della filiera agricola è uno dei temi cruciali delle discussioni sulla riconversione dello zuccherificio proposta da Sadam, talmente importante da essere stato ribadito non molto tempo fa in un comunicato congiunto dei tre Sindaci delle città in “riconversione”. Scrivevano infatti il Sindaco di Jesi Fabiano Belcecchi, il Sindaco di Russi Pietro Vanicelli ed il Sindaco di Castiglion Fiorentino Paolo Brandi il 24 febbraio 2009:
“…..i Sindaci sottolineano alcuni punti fermi riguardo alle ipotesi di riconversioni…..

3) garanzia piena dell’approvvigionamento di materia prima secondo il principio della cosiddetta “filiera corta”. In questo senso i Sindaci riaffermano l’obbligo di coinvolgere pienamente le imprese agricole locali…..”

Sia a Russi, sia soprattutto a Castiglion Fiorentino dove, lo ricordiamo, gli accordi di riconversione sono stati già siglati, proprio la mancata chiarezza sull’approvvigionamento della biomassa sembra essere il motivo principale attorno al quale le varie amministrazioni stanno manifestando la volontà di tornare indietro dagli accordi presi, talvolta rischiando addirittura di esporre il Comune ad una richiesta di risarcimento danni, come ricordato nel comunicato “Cambiale in Bianco”.

A titolo di esempio, ricordiamo la mozione del 23 marzo 2009 approvata dal Comune di Castiglion Fiorentino (vedere qui) e riportiamo questo articolo riferito a Russi, sul quotidiano “La Voce” del 21 Febbraio 2009.

Alla luce di tutto ciò, la questione del coinvolgimento della filiera agricola “corta” locale assume una valenza politica fondamentale, dato che nel caso essa non possa essere realizzata, cadrebbe uno dei parametri di accettabilità dei progetti fissati in maniera che non lascia spazio a dubbi dai tre amministratori.

Cosa si intende per filiera corta, nel caso dello sfruttamento delle biomasse? Il DM 25/11/2008 all’ Art.2, comma 1 punto v, definisce filiera corta”: biomassa ottenuta entro un raggio di 70 Km dall'impianto che la utilizza....

In questo articolo, mi terrò tuttavia molto “largo”, e considererò tutto il bacino agricolo regionale, dimostrando comunque, con dei semplici calcoli, la IMPOSSIBILITA' di realizzare attorno agli impianti proposti dalla Eridania-Sadam una filera agroenergetica strettamente “corta”.

VENIAMO AI NUMERI.

Ricordiamo che le proposte Sadam di riconversione degli zuccherifici di Fermo e Jesi prevedono, come si evince dalla documentazione recentemente presentata dalla stessa azienda, a Fermo una Centrale a Biomasse (olio vegetale) di 24 MW, a Jesi una raffineria di biodiesel, ottenuto con un processo di transesterificazione, di capacità produttiva 250 mila tonnellate annue, più una centrale a biomasse (olio vegetale) di 11,2 MW.1

Chiarito tutto ciò, cercheremo, tramite documenti tecnici derivanti esclusivamente da enti pubblici, di capire quanti ettari sarebbero necessari per avere la biomassa per alimentare gli impianti. Ovviamente, sono calcoli puramente indicativi.


Utilizzeremo, in particolare, tre documenti:


Dalla delibera 830 e dagli “Indirizzi ambientali e criteri tecnici per lo sviluppo delle filiere bioenergetiche nel territorio marchigiano” che costituiscono l’Allegato B parte integrale e sostanziale della delibera, è possibile dedurre una stima delle superfici MINIME (ha) che si ritengono tecnicamente necessarie per le differenti filiere di sfruttamento delle biomasse tramite una semplice tabella riportata a pag.64


 

Dalla tabella deduciamo che:

1) Una filiera Olio-Energia di medie/grandi dimensioni per la produzione di elettricità richiede (vedere nota 21 della tabella 4 dell'allegato), per un ipotetico impianto di 4 MW funzionante 8.000 ore l’anno, la superficie di 7.000 ha (con una ipotesi di rendimento delle coltivazioni di girasole di 2,4 t/ha)

2) Una filiera Olio-Energia per la produzione di biodiesel richiede, per un ipotetico impianto della capacità di 8.000 t di biodiesel l’anno, la superficie di 10.000 ha (vedere nota 22 della tabella 4 dell'allegato).

Nell'ipotesi in cui il fabbisogno sia proporzionato alla potenza, facendo una semplice proporzione, avremmo bisogno per gli impianti proposti da Sadam a Fermo e Jesi, ipotizzando un funzionamento di 8.000 ore l’anno, come prospettato dalla stessa azienda, per Jesi nelle famigerate 29 slide presentate al Consiglio Comunale il 18 Luglio 2008, e per Fermo nei progetti presentati per la Valutazione di Impatto Ambientale in corso, delle seguenti disponibilità di superfici agricole2:

Centrale a Olio di Fermo, di 24 MW : 7.000 / 4 x 24 = 42.000 ha
Centrale a Olio di Jesi, di 11,2 MW : 7.000 / 4 x 11,2 = 19.600 ha


Impianto di produzione di biodiesel di Jesi, di 250.000 t/annue
: 10.000 / 8.000 x 250.000 = 312.500 ha3

 

Quindi, le due proposte di Jesi e Fermo necessitano di

Jesi → 312.500 + 19.600 = 332.100 ha

Fermo → 42.000 ha

In totale, 374.100 ha di superficie.


Dal "Programma di Sviluppo Rurale 2000 – 2006" si deduce che la Superficie Agricola Utile di tutta la Regione Marche è poco più di 500.000 ha (dato confermato da questo documento un po' più recente, sempre dal sito della UE).

Mi sembra che i numeri si commentino da soli...

Per avere una filiera corta, o meglio, regionale, sugli impianti proposti dalla Eridania-Sadam, circa il 75% dell'intera superficie agricola marchigiana dovrebbe essere dismesso (!!!!!!!!!) per piantare il girasole necessario all'approvigionamento della biomassa.

Viene spesso detto che le riconversioni debbono servire a recuperare le superfici agricole prima coltivate a barbabietole.

Ebbene, a pag.30 del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013 troviamo che la superficie della filiera saccarifero bieticola nel 2003 con gli zuccherifici di Fermo e Jesi attivi era di 31.000 ha. Con la chiusura dell'impianto di Fermo, la superficie coltivata a barbabietole è scesa a 23 mila ha. Anche questo dato, se rapportato al fabbisogno degli impianti delle due riconversioni si commenta da solo. Nella migliore delle ipotesi, cioè che TUTTI gli ettari precedentemente coltivati a barbabietole possano essere riconvertiti a girasole altoleico per gli impianti Sadam, soltanto il 6,1 % del fabbisogno (ovvero solo 23.000 su 374.100 necessari) sarebbe coperto e proverrebbe dalla filiera marchigiana ex bieticolo-saccarifera.

Circoscrivendo il conteggio solo a Jesi, dobbiamo sottolineare che la stessa Eridania-Sadam in una lettera al Sindaco Belcecchi datata 4 Agosto 2009 ci dice (pag.2) che “Sul piano quantitativo... è plausibile che possano essere destinate alla filiera agroenergetica, senza alterare il mercato food, circa 5/8.000 ettari...”. Abbiamo visto che, sulla base della delibera 830, gli impianti jesini avrebbero bisogno di 19.600 + 312.500 = 332.100 ha. Perciò, i possibili (quindi NON CERTI!!!) 5/8.000 ettari stimati equivalgono al 1,5/2,4% del fabbisogno degli impianti. Anche facendo una forzatura sul PEAR (vedere il prossimo punto 3) considerando solamente la centrale da 11,2 MW, si arriverebbe a soddisfare appena il 25/40% del suo fabbisogno.

Quindi è la stessa Sadam a dirci che non potrà arrivare per Jesi ad una totale filiera corta totale sugli impianti che propone !!!

Altro che “totale approvvigionamento” o “copertura dell'intero fabbisogno” da filiera corta, come avrebbero annunciato il Sindaco Belcecchi ed alcuni sindacalisti (vedere articoli sulla stampa locale del 29 luglio e del 21 agosto 2009)!!!

Al contrario, la filiera agricola, se ci fosse, avrebbe un ruolo assolutamente marginale e minoritario.

Dulcis in fundo, aggiungiamo che la Sadam ha trattato concretamente a Jesi la questione filiera (con documenti) solo in un documento presentato nell' autunno 2008 in cui si parla di di una sperimentazione nel 2008 su 989 ettari in tutta la regione. Sono meno dello 0,3 % del fabbisogno del solo impianto previsto a Jesi !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Inoltre, nell'ipotesi che gli ettari delle province di Macerata e Ascoli Piceno vengano riservati agli impianti proposti a Fermo, la percentuale degli ettari rimanenti (846, dalle province di Ancona e Pesaro) scende ulteriormente allo 0,25% !!!!!

RIASSUMENDO:

La filiera corta sugli impianti proposti dalla Erdiania è praticamente impossibile a causa della oggettiva impossibilità ad avere territorio sufficiente a coltivare la biomassa necessaria.

Ecco quindi le principali problematiche che si aprono alla luce dei precedenti calcoli:

  1. Cade uno dei parametri di accettabilità dei progetti fissati in maniera che non lascia spazio a dubbi dai tre amministratori, così come indicato all’inizio del presente articolo. Insomma, per accettare questi progetti, Belcecchi dovrebbe contraddire CLAMOROSAMENTE ciò che ha asserito pochi mesi fa. La sua maggioranza in Consiglio Comunale se la sentirà di appoggiarlo in una manovra difficilmente giustificabile di fronte all’opinione pubblica come questa??

  2. Il contributo possibile degli agricoltori locali sarebbe assolutamente MARGINALE rispetto al business plan complessivo delle proposte Sadam. Chiaro quindi che il potere contrattuale degli agricoltori che decidessero di investire capitali e di mettersi in contratti di filiera con Sadam sarebbe ridottissimo, visto che oltre il 93% della biomassa sarebbe da importazione (Indonesia, ecc...), probabilmente a costi assai più bassi di quelli richiesti dagli imprenditori agricoli locali. Sarebbe davvero facile e conveniente, forse, per il Gruppo Industriale, una volta avviati gli impianti, far arrivare una petroliera in più, chiudendo con gli agricoltori locali troppo onerosi, magari giustificando tutto con il solito “spauracchio” occupazionale.

  3. Il PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) della Marche evidenzia chiaramente che “la valenza ambientale ed economica delle biomasse si esplica compiutamente solo se produzione ed utilizzo sono concentrati nel raggio di qualche decina di chilometri” (Pag.23-24 del Vol.1 del PEAR). Ciò, ovviamente, vale, come ben spiegato alle medesime pagine del PEAR, per tutte le tipologie di sfruttamento delle biomasse, compresi i biocombustibili. Pertanto, alla luce dei calcoli sopra esposti, possiamo dire che gli impianti proposti dalla Eridania sono assolutamente FUORI dalle linee guida indicate dal PEAR !!! Ricordiamo inoltre che a Jesi, nella stessa area dell’ex-zuccherificio, è già ubicata una centrale Turbogas da 125MW citata dallo stesso Prof.Pollonara (della Commissione Tecnica del Comune di Jesi) a pag.4 della sua Sintesi del PEAR, come una centrale al limite superiore dei 100 MW limite max. previsti dal PEAR. Quindi, anche 1 solo MegaWatt in più nell’Area si aggiungerebbe ad una situazione già Off-Limits. Pertanto, SOLTANTO UNA FORZATURA INCOMPATIBILE CON IL PEAR POTREBBE FAR DIRE AGLI ORGANI AMMINISTRATIVI REGIONALI CHE GLI IMPIANTI PROPOSTI A JESI SONO CONFORMI AL PEAR !!! Ricordiamo, infine, che la conformità al PEAR è uno dei famosi “paletti” posti nell’ Atto di indirizzo approvato a maggioranza il 13 dicembre 2008 dal Comune di Jesi, per cui avremmo un altro punto disatteso di quell' atto (vedere pag.9 punto 1) . Cosa aspettano Sindaco e Maggioranza a chiudere definitivamente questa “trattativa” ???

  4. Gli impianti altamente impattanti previsti dalla Eridania potrebbero danneggiare notevolmente l’agricoltura agroindustriale di qualità (perdita dei tanto agognati marchi doc e dop, perdita del biologico, ecc…). A prova di tutto questo riportiamo, a titolo di esempio, alcuni disciplinari di importanti aziende:

    1. PLASMON, Oasi Ecologia: (Le Coltivazioni Plasmon, Frutteti, Allevamenti, Dalla Natura alla Tavola). Viene sempre specificato: “Per assicurare condizioni di coltivazioni ottimali vengono selezionate aziende agricole lontane da fonti di inquinamento”, oppure: “....scelta di aree lontane da fonti di contaminazione o inquinamento...”;

    2. CONAD: Linee Guida Fornitori Filiera Ortofrutta prodotto a Marchio Conad Percorso Qualità – Aziende Agricole. A pag.6, al primo punto dei “Requisiti relativi alle aree di coltivazioneè specificato:“L’azienda agricola deve comunicare al fornitore se le condizioni “ambientali” su un’area di coltivazione sono significativamente cambiate (es. costruzione discariche/inceneritori o altri siti particolarmente impattanti, inquinamenti delle falde, ecc.).”;

Esiste inoltre documentazione attestante episodi già avvenuti di problemi agli agricoltori legati all’insediamento di impianti inquinanti similari a quelli proposti dalla Eridania a Jesi. Tale documentazione, che non può essere messa online per ovvi motivi di privacy, è disponibile per tutti coloro che volessero visionarla presso la sede del Comitato Tutela Salute e Ambiente della Vallesina. Viene a questo punto spontaneo chiedersi: ma se l’agricoltura non può essere inserita nella filiera, se l’agricoltura di qualità potrebbe subire danni (con ovvie tragiche ripercussioni occupazionali) se, insomma, i piani proposti, a differenza dello zuccherificio, non avrebbero attinenza con l’economia locale, portando almeno apparentemente più danni che benefici, PERCHE’ ACCETTARLI SUL NOSTRO TERRITORIO? PERCHE’ ACCETTARE L’INQUINAMENTO PRODOTTO E LE SUE CONSEGUENZE SU SALUTE, AMBIENTE, SVALUTAZIONE DEGLI IMMOBILI, PERDITA DI IMMAGINE DELLA NOSTRA ZONA, ECC…???? Perché, quindi, le autorità che dovrebbero difenderci da quelli che sembrano più attacchi alle nostre comunità che investimenti realmente produttivi (ricordiamo il bilancio energetico negativo ed il sostentamento di centinaia di milioni di euro interamente da fondi pubblici) stanno ancora “TRATTANDO” per arrivare ad un accordo???

Jesi, 30 Agosto 2009

Massimo Gianangeli
Comitato per la Tutela della Salute e dell'Ambiente della Vallesina



1. Fino a poche settimane fa, la Eridania era ferma sulla sua proposta iniziale di centrale da 18 MW per la riconversione di Jesi. E' di pochi giorni fa la notizia di una possibilità di ridimensionamento a 11,2 MW, per cui considererò questo valore di potenza della centrale per il calcolo degli ettari necessari.

2. Le due centrali a biomasse di Fermo e Jesi vengono considerate tecnologicamente simili

3. Nell'ipotesi ottimistica di resa 100% di biodiesel a partire dall’olio vegetale, cioè che da 1000 kg di olio vegetale si ottengano 1000 kg di biodisel, come riportato al seguente link Produzione di metilesteri, da CTI Energia Ambiente. In effetti, l’ olio vegetale dovrebbe essere filtrato per eliminare impurità solide presenti, o comunque potrebbe essere sottoposto ad altri trattamenti che potrebbero ridurre la resa finale. In mancanza di un vero progetto industriale da parte dell'Azienda, risulta difficile quantificare con esattezza tali perdite che si hanno durante il processo di raffinazione, per cui ho considerato l'ipotesi più “favorevole” di resa al 100%..



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Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Settembre 2009 20:37   Nessun commento.
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