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Home Articoli del Comitato Generale Relazione Belcecchi e controrelazione

Relazione Belcecchi e controrelazione

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CONTRORELAZIONE AL DOCUMENTO

RELAZIONE IN MERITO AL CONFRONTO TRA AMMINISTRAZIONE COMUNALE E ERIDANIA – SADAM SUL PIANO DI RICONVERSIONE PER LO STABILIMENTO DI JESI (Jesi, 12 ottobre 2009)

 

Gira un documento datato 12 ottobre 2009, a firma Fabiano Belcecchi, nel quale il Sindaco avrebbe riassunto gli esiti della trattativa, praticamente quasi privata e personale, condotta finora con la Sadam. Sembra che tale documento sia presentato alle riunioni di maggioranza e girerebbe fra i partiti, in questi giorni impegnati nelle decisioni da prendere in merito alla riconversione Sadam.

Non so se il documento mi sia stato inviato per sbaglio oppure volutamente.

Non essendo indicata nella mail pervenutami e nel documento alcuna richiesta di riservatezza o di segretezza, ed essendo la questione di interesse assolutamente pubblico, lo riporto al seguente link: RELAZIONE IN MERITO AL CONFRONTO TRA AMMINISTRAZIONE COMUNALE E ERIDANIA – SADAM SUL PIANO DI RICONVERSIONE PER LO STABILIMENTO DI JESI (Jesi, 12 ottobre 2009).

Ritengo che il documento sia zeppo di affermazioni già smentite o smentibili non solo dalla documentazione fornita copiosamente dal Comitato (vedere ad esempio Sadam: diamo i numeri 7^ e 8^ puntata), ma addirittura dalla stessa documentazione citata dell'Azienda e della Commissione Tecnica.

 

Pertanto, per evitare che eventuali iscritti ai partiti o amministratori, non essendo a totale conoscenza di tale documentazione, trovandosi in questi giorni a decidere sul futuro di tutta la città, possano decidere con un rischio di erronee valutazioni, riassumo alcuni punti, che rendono non accettabili le proposte dell'Azienda e alcune affermazioni di Belcecchi.

 

  1. 1) L'atto di indirizzo del 13 dicembre 2008, votato a maggioranza dal Consiglio Comunale, imponeva massimo 5 MgW e  contemporaneamente uso delle BAT. Quindi non è rispettato!!!
  2. Riguardo le garanzie occupazionali, il Sindaco dice (a pag.3) che l'azienda si impegna a a garantire i 143 lavoratori, ma non viene fornita alcuna garanzia vincolante (fideiussioni, ecc...). Manca quindi il rispetto di quanto richiesto (già di per se abbastanza blando e modesto) a pag.10 punto 2 della delibera dell'Atto di Indirizzo di dicembre 2008: “...In ogni modo, a tutela di quanto evidenziato, dovrà essere istituito uno specifico fondo di garanzia, a totale carico dell’Azienda e gestito dal Comune di Jesi, di importo pari ad almeno 1 anno di retribuzioni”.
  3. Nulla si dice di un altro importantissimo paletto dell'Atto di Indirizzo del dicembre 2008: quello della predisposizione di un progetto entro MARZO 2009. Come si può far finta di niente? NESSUNA LEGGE IMPONE AL SINDACO DI FIRMARE SENZA LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO DA PARTE DELL'AZIENDA!!!!!
  4. Riguardo il suddetto punto 1), nella sua relazione il Sindaco si limita ad evidenziare la indisponibilità da parte dell'Azienda ad accettarlo per la mancanza di un adeguato equilibrio economico del progetto. Riguardo al mancato rispetto dei punti 2) e 3), nulla viene detto nella relazione del Sindaco (!?).
  5. Il Sindaco dice (pag. 1 della sua relazione): “il confronto si è realizzato nel pieno e rigoroso rispetto dell'Atto di indirizzo (Delibera di C.C. n° 215 del 13/12/2008 - di seguito Delibera), affrontandone, nella sua articolazione, tutti i diversi aspetti e le diverse questioni. Questioni che rappresentano (pag. 8 – 5° capoverso della Delibera) “...altrettanti mandati all'Amministrazione, affinché si aggiorni la bozza di accordo di riconversione proposta dalla Regione Marche.... Da come è messa la frase, sembra si parli di un mandato ad andare a  trattare scritto sull'Atto di Indirizzo di Dicembre 2008 finalizzato ad aggiornare la bozza di accordo. Vero, ma ci sono delle condizioni, chiarite dal seguito della frase: “altrettanti mandati all’Amministrazione, affinché si aggiorni la bozza di accordo di riconversione proposta dalla Regione Marche lo scorso luglio con le prescrizioni contenute nel presente documento e, solo successivamente, si proceda alla sottoscrizione dell'Accordo di Riconversione“. Questo diceva l'Atto di Indirizzo. Nella sua interezza, la frase lascia capire lo spirito della delibera: mandato all'amministrazione per aggiornare l'accordo di riconversione inserendo i vari paletti della delibera. E non cambiandoli o non rispettandoli. Il mandato del Consiglio Comunale era quindi quello di trattare PER RIBADIRE I PALETTI DELLA ATTO DI INDIRIZZO, non per trovare su di essi un punto di mediazione con l'Azienda. A volte, citare una metà di una frase, senza il suo seguito, porta ad evidenziare concetti contrari a quelli della frase stessa espressa nella sua interezza. Una disattenzione da parte del Sindaco?
  6. 6) La Regione avrà pure riconosciuto che gli impianti previsti dalla Sadam sono in linea con il PEAR. Dovrebbe però spiegare a che titolo ciò sarebbe vero (e, nel caso non lo facesse, dovrebbe essere doveroso da parte del Sindaco, dei partiti di maggioranza, ecc... chiederlo) visto che la impossibilità di una filiera corta interamente su tutti gli impianti (centrale e impianto di produzione di biodiesel) rende tale proposta assolutamente incompatibile con quanto dichiarato addirittura nel Primo Volume del PEAR (pag.23 capitolo “Biomasse”). Ciò è stato confermato dallo stesso Prof.Polonara, che il Pear lo ha scritto, in sede di audizione ufficiale in commissione politica lo scorso 29 settembre. Ricordiamo inoltre che a Jesi, nella stessa area dell’ex-zuccherificio, è già ubicata una centrale Turbogas da 125MW citata dallo stesso Prof.Pollonara (della Commissione Tecnica del Comune di Jesi) a pag.4 della sua Sintesi del PEAR, come una centrale al limite superiore dei 100 MW limite max. previsti dal PEAR. Quindi, anche 1 solo MegaWatt in più nell’Area si aggiungerebbe ad una situazione già Off-Limits. Pertanto, SOLTANTO UNA FORZATURA INCOMPATIBILE CON IL PEAR POTREBBE FAR DIRE AGLI ORGANI AMMINISTRATIVI REGIONALI CHE GLI IMPIANTI PROPOSTI A JESI SONO CONFORMI AL PEAR !!!
  7. Sadam dice che la nuova centrale a  biomasse sostituirebbe la vecchia ed obsoleta centrale termoelettrica a metano da 18 MW interna allo zuccherificio. Dall’accesso agli atti della Turbogas, però, abbiamo riscontrato che la stessa cosa venne sostenuta dalla Sadam nei documenti ufficiali già al tempo della costruenda Turbogas, quando proprio la dismissione della centrale interna veniva indicata come contropartita, dichiarando di sostituire l’attività della centrale obsoleta con la nuova e più moderna Turbogas. La cosa è in effetti avvenuta, e  quindi non capiamo come oggi si possa, parlando con una metafora un po’ rurale,  “rivendere due volte la stessa vacca”, approfittando, forse, del fatto che la stessa centralina interna in  questi anni non è mai stata demolita;
  8. La centrale a metano da 18 MW che sarebbe sostituita da quella a biomasse, come più volte ribadito, senza essere mai smentiti, sarebbe stata utilizzata sostanzialmente nei periodi in cui la Turbogas era in manutenzione o spenta, e solo se in tali periodo era necessario attivarla perché in funzione lo zuccherificio o per supporto eventuale alla cromatografia. Dalle Autocertificazioni della stessa Azienda nelle schede di dichiarazione EMAS, la centrale Turbogas è stata accesa mediamente intorno alle 7.800- 8.000 ore l'anno. Poichè in un anno ci sono 8760, la centrale Turbogas era spenta mediamente al massimo per meno di 1000 ore l'anno. E questo risulterebbe il numero delle ore in cui era accesa, quindi, la centrale interna a metano da 18 MW. Ora, sarà pur vero che la nuova centrale a biomasse sostituirà quella interna a metano FISICAMENTE, nel senso che quest'ultima sarà demolita, ma mi sembra fuorviante non dire che si stanno affiancando (per non dire paragonando) due centrali, una (quella vecchia a metano) praticamente quasi sempre SPENTA e l'altra (quella nuova a biomasse proposta) che sarà ACCESA 8.000 ore l'anno (quindi praticamente tutto l'anno, escluso periodi di manutenzione e di fermo). Tutto ciò non è chiarito e specificato nella relazione del Sindaco. Perchè?
  9. Dire che se si rompe la trattativa con l'Azienda potrebbe portare un abbandono del territorio jesino da parte della stessa, potrebbe essere anche vero. Dire che se non si firma l'Accordo ci sia il concreto rischio di vedere realizzato lo stesso il progetto, a mio parere invece, non è del tutto fondato. Infatti, se davvero il Comune non vuole quel progetto, e non si è vincolato firmando un accordo, può succedere semplicemente che IL COMUNE DAREBBE PARERE NEGATIVO IN TUTTE LE EVENTUALI FASI AUTORIZZATIVE CHE SI APRIREBBERO NEL CASO IN CUI L'AZIENDA CHIEDESSE LO STESSO UNA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE; SI ADOPEREBBE PER FAR SI' CHE TUTTI I COMUNI LIMITROFI (MOLTI PER ALTRO DELLA STESSA AREA POLITICA) DESSERO UN PARERE NEGATIVO E, MAGARI, SI MUOVEREBBE PERCHE' ANCHE LA REGIONE, DELLA STESSA AREA POLTICA FACCESSE LO STESSO. In tali ipotesi, vedo molto difficile oggettivamente la realizzazione degli impianti (Schieppe docet). Il fatto che l'Azienda sia ancora qui a cercare un accordo, dimostra proprio che voglia avere già un assenso preliminare del Comune. Ritengo ipotizzabile che se l'Azienda non avesse tale necessità, si sarebbe già avviata alla fase successiva di richiesta delle autorizzazioni, senza procedere oltre nella difficile e lunga trattativa con Belcecchi. Firmare un accordo preliminare, esporrebbe poi il comune ad un eventuale richiesta di risarcimento danni, nel caso decida di tirarsi indietro dalla realizzazione del Progetto (vedere ciò che è successo a Castiglion Fiorentino). Quindi, alla luce dei funzionamenti delle procedure autorizzative, sembrerebbe vero proprio il contrario di quello che dice il Sindaco: meno ci si vincola oggi (senza progetto) più margini si hanno di manovra nelle fasi eventuali successive di autorizzazioni. Tutto ciò, ovviamente, nel caso in cui l'Azienda prevedesse di andare avanti comunque senza la firma dell'Accordo di riconversione.

10)  La riduzione dell'inquinamento viene giustificata dall'Azienda con un confronto fatto fra il POST riconversione (indicato con numeri autodichiarati dalla stessa Azienda e non supportati da un progetto), ed il PRE (inquinamento dello zuccherificio) su dati sempre autodichiarati dalla stessa Azienda e NON VERIFICABILI FATTIVAMENTE (questo dice la relazione della Commissione Tecnica!!!). Inoltre, tali dati dell'inquinamento dello zuccherificio contraddicono in maniera eclatante quelli dichiarati dalla stessa azienda l'anno scorso, ribaditi durante tutto quest'anno. COME SI PUO' QUINDI PARLARE DI “una considerevole e significativa riduzione delle emissioni e dell'impatto ambientale complessivo, rispetto alla situazione preesistente (zuccherificio in funzione)” quando il pre viene dato dalla stessa azienda con dati non verificabili e per di più contraddittori su quanto dichiarato dalla Stessa? Sul post, poi, nella mia 8^ Puntata del Diamo i numeri, ho riportato una serie di dubbi e perplessità, assolutamente ancora non chiariti né dal sindaco né dalla Commissione Tecnica. Basta vedere, giusto per essere veloci, la tabella a Pag. 11. Come si può dimenticare che siamo già oggi fuori dai parametri di legge, a zuccherificio chiuso da 2 anni, per cui se aggiungiamo altri impianti inquinanti, peggioriamo la situazione, andando ad aggravare la situazione, e quindi contraddicendo la legge regionale 6/2004 che parla espressamente della risoluzione dello stato di crisi?

11)  La dichiarazione del sindaco sulla filiera corta (pag.2-3 della sua Relazione) è smentita dalla stessa Azienda. Si veda la lettera (per altro citata più volte dallo stesso Belcecchi) della Eridania al Sindaco del 4 luglio 2009, a pag.2 (Vedere qui). La Eridania Sadam dice: “Sul piano quantitativo... è plausibile che possano essere destinate alla filiera agroenergetica, senza alterare il mercato food, circa 5/8.000 ettari pari a 5/8000 tonnelate di olio che rappresentano il 30/40% dei consumi della centrale...”(RIBADISCO, DELLA SOLA CENTRALE!!! Poi ci sarebbero, come già spiegato, le altre 250.000 tonn/anno di olio per l'impianto di biodiesel!!!!). Ora, essere più Realisti del Re mi sembra davvero inspiegabile, soprattutto per un rappresentante dei cittadini e non dell'Azienda... Si parla di ipotetici Accordi di Filiera (che nessuno probabilmente ha visto). Ed i contratti con gli agricoltori? Per avere una filiera occorrono i contratti con gli agricoltori, con un prezzo previsto, e con impegni sui terreni e per quanti anni debbono essere coltivati. Di tutto questo, nulla si dice... L'impegno dell'azienda ad acquistare tutta produzione locale, non garantisce quindi alcunchè di concreto. Dipende dal fatto se la filiera ci sarà o no. E se la filiera non ci sarà o sarà marginale, l'Azienda potrebbe tranquillamente acquistare ed utilizzare il rimanente olio necessario da filiera non locale, pur rispettando l'impegno suddetto.

12)  Che vuol dire che l'Azienda si impegna ad “imitare al massimo i fattori determinanti l'applicazione della normativa Seveso, tenuto comunque conto che gli impianti rientrano nella soglia minima di attenzione ai sensi della medesima normativa” (pag.4 Relazione del Sindaco). Se gli impianti rientrano nella normativa Seveso, l'azienda deve rispettarla in tutto, non “al massimo”. Se non vi rientra, come e da chi viene quantificato questo “al massimo”????

13)  Da notare che quasi la metà (250.000 euro su 600.000) delle compensazioni date dall'azienda vanno al controllo delle ripercussioni dell'inquinamento (monitoraggio ambientale, indagine epidemiologica, commissione tecnica). CHE SENSO HA????? Senza parlare del fatto che la Commissione Tecnica di controllo sarebbe di fatto pagata con i soldi del controllato.

14)  Parlare di una indagine epidemiologica da affiancare all'insediamento degli impianti appare abbastanza curioso: a rigor di logica, si dovrebbe prima fare una indagine epidemiologica, stabilire se ci sono le condizioni per rendere accettabile da un punto di vista sanitario nuovo inquinamento, e dopo di che' procedere con un accordo per insediare nuovi impianti impattanti. Qui sembra si stia ragionando al contrario. Cosa succederà se fra dieci anni (questo di solito è il tempo di una indagine epidemiologica) scoprissimo che i nuovi impianti non sarebbero stati sostenibili ed avrebbero creato dei problemi sanitari? Che senso ha scoprirlo POI? Direi quindi che inserire una indagine epidemiologica nella trattativa per l'insediamento di ulteriori impianti impattanti appare abbastanza contraddittorio. Se davvero si prende atto della mancanza attuale di indagini epidemiologiche serie e della impossibilità di stabilire le ripercussioni che l'inquinamento attuale già fuori dai limiti normativi starebbe producendo sulla popolazione locale, sarebbe forse doveroso, in questo caso, applicare il principio europeo di “precauzione” ed evitare qualsiasi insediamento di impianti insalubri.

15)  Riguardo l'impegno da parte dell'azienda a fornire di energia elettrica e termica a costo vantaggioso, nulla viene specificato, non un piano economico, o industriale.... NULLA!!! Ricordiamo che il business plan dell'operazione si basa sui certificati verdi che l'Azienda incassa dal GSE di fatto mettendo la sua energia elettrica in rete. Nel caso in cui venga fornita energia ad insediamenti locali, tale energia verrebbe tolta dalle sovvenzioni dei certificati verdi? In caso affermativo, potrebbe risultare non davvero conveniente per l'Azienda dare energia a basso costo, sottraendole alla rete, e quindi agli incentivi. Pertanto generiche dichiarazioni non supportate da risposte chiare, documentazione, studi di fattibilità, impegni scritti e vincolanti non possono essere considerate elemento di accettabilità dei piani proposti.

16)  Spin Off all'Università di Ancona. E Università di Ancona nella Commissione Tecnica di controllo. Nulla da ridire?

17)  Inserire nell'Accordo anche l'impegno per il rinnovo della convenzione Turbogas, di fatto toglie all' Amministrazione Comunale l'unica vera arma di contrattazione che ha. Come si può fare questo? Saremo davvero in balia dell'azienda, firmando un accordo che include anche questo?

18)  Parlare di un generico assenso preliminare revocabile in qualsiasi momento da parte dell' Amministrazione Comunale, può tranquillizzare, ma purtroppo, la stessa Relazione del Sindaco analizzata con la presente, è un esempio di come, nel caso specifico, pur non essendo stati rispettati a pieno i paletti dell'Atto di Indirizzo, si possa paradossalmente impostare una difesa dei progetti proposti proprio in nome di un rispetto di tali paletti. Analogamente, la tranquillizzante affermazione secondo cui si può revocare l'assenso dato con l'Accordo, in effetti potrebbe nascondere una serie di aperture di contenziosi con l'Azienda, costosi per la collettività. A che pro? Perchè non farsi consegnare il progetto prima, così da evitare tali problemi? Perchè sottoscrivere un accordo sulla base di slide o di lettere più o meno private al Sindaco?

19)  Dire che l'Api si impegna a firmare e rispettare l'Accordo, ricorda molto l'impegno della Jesi Energia all'Art.19 della convenzione, in cui si diceva che avrebbero dovuto chiudere la centrale in caso di chiusura dello zuccherificio. Con i soliti scudi umani dei posti di lavoro, voglio proprio vedere, con già avviata una trasformazione del sito del genere, che forza contrattuale avremmo.

20)  Non dimentichiamo la delibera di giunte regionale 579/2007 “Attuazone DGRG 1601/2004, Rapporto Finale schema di sviluppo strategico dell' Apiin cui, a pag.94, si parla, nel breve periodo, di una “delocalizzazione (dell'Api, ndr) in un'area vicina, ben collegata e non contigua ad abitazioni, o ad altre strutture civili, della parte degli stoccaggi che interesssano l'esitazione dei prodotti via terra (soprattutto benzine e gasoli) dotando la raffineria dei necessari dispositivi di collegamento e pompaggio “. Se pensiamo alla situazione alla Sadam dopo la riconversione, con tanto di oleodotto Falconara-Jesi, il quadro sembra perfetto. E guardate che nell' atto di indirizzo non si parla esplicitamente di un divieto degli stoccaggi......

Detto ciò, spero che le forze di maggioranza impegnate nella stesura di relazioni da integrare ad un documento di sintesi da far approvare al Consiglio Comunale, possano tener conto dei possibili errori di valutazione che la documentazione loro fornita potrebbe portare.

Perché il sindaco ha adottato questa metodologia e questo approccio con gli iscritti ai partiti della sua maggioranza?

Il Sindaco metterà ai voti DIRETTAMENTE la bozza di accordo o ancora un documento di sintesi, o un altro atto di indirizzo, che gli consenta magari di apporre la firma senza portare l'accordo in aula? Perché non lascia emendare l'accordo di riconversione direttamente dai Consiglieri? Perché continuare a lavorare su documenti di sintesi, atti di indirizzo e quant'altro?

Ultima domanda: il vergognoso articolo 6 presente nella prima proposta di accordo di riconversione del luglio 2008, è stato rimosso oppure no? Per i più smemorati, ricordiamo che tale articolo aveva provocato non poche polemiche, assieme al famoso tentativo dell'Azienda JesiEnergia (70% Edison, 30% Sadam) di opporre il Segreto di Stato ad un accesso agli atti da parte del Comitato. Riportiamo il testo di tale articolo: “

Articolo 6

(Segretezza delle informazioni)

Ciascuna parte si impegna a mantenere riservata ogni informazione tecnica e/o commerciale, verbale o scritta, ricevuta dall’altra Parte e ad utilizzarla per i soli scopi del presente Accordo di Programma, anche dopo la cessazione dei suoi termini di validità. Resta inteso che le parti concorderanno quali informazioni verranno rese

pubbliche nell’ambito del Piano di Comunicazione.”

 

MA PERCHE' QUESTA SEGRETEZZA ATTORNO A QUESTI PROGETTI ???

 

 

 

Jesi, 16 Ottobre 2009

Massimo Gianangeli

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Novembre 2009 07:38   Nessun commento.
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