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Home Articoli del Comitato Generale Sadam, diamo i numeri ?!? (Quinta Puntata)

Sadam, diamo i numeri ?!? (Quinta Puntata)

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SADAM: diamo i numeri…..?! (Quinta puntata)

5 MEGAWATT

 

Dopo l’approvazione dell’Atto di Indirizzo della Maggioranza sulla questione Sadam avvenuta lo scorso 13 dicembre 2008, il taglio da 18 MW a 5 MW della potenza della centrale a biomasse sembrerebbe il nodo cruciale con cui si apre il nuovo anno e su cui ruotano tutte le discussioni per riuscire ad arrivare ad un accordo di riconversione condiviso da tutte le parti e dai cittadini. Ciò anche a seguito delle dichiarazioni del presidente del Gruppo Maccaferri il quale ha già detto di voler procedere alla richiesta della Valutazione di Impatto Ambientale con l’idea originaria dei 18 MW ignorando, di fatto, la risoluzione del Consiglio Comunale jesino: tale atteggiamento carica di un valore politico enorme a livello Comunale il discorso del ridimensionamento della potenza della centrale, poiché è chiaro che se essa non verrà ridotta, o la maggioranza torna clamorosamente indietro e cambia idea su quello che ha faticosamente votato poco più di un mese fa, o non esistono i presupposti per un via libera da parte dell’amministrazione comunale, con conseguente chiusura di qualsiasi ulteriore discussione.

Detto ciò, vorrei concentrarmi proprio sulla questione “ridimensionamento della potenza a 5MW” cercando di analizzare quanto, in effetti, essa influisca sull’impostazione globale della proposta di riconversione fatta dalla Sadam.

I membri del Consiglio Comunale che hanno votato l’atto di indirizzo, hanno dichiarato che la riduzione a 5 MW della centrale a biomasse comporterà un grande vantaggio per tutta la città per due sostanziali motivi:

 

1) verrebbe ridimensionato in maniera significativa l’impatto ambientale della Centrale stessa, rendendola sostenibile dal territorio ed accettabile dai cittadini;

2) viene sancito il principio che a Jesi non sono accettati ulteriori impianti di produzione di energia elettrica finalizzati alla vendita al Gestore del Servizio Elettrico (GSE) (ed al conseguente ottenimento di contributi pubblici), “con espresso divieto ad ampliamenti delle attività legate alla produzione energetica” e “con l’impegno a non caratterizzare l’area, ai soli fini della produzione energetica”. Con un limite “massimo di 5 MgW” , cioè, la potenza della Centrale sarebbe relazionata al reale fabbisogno energetico degli impianti proposti per la riconversione, con particolare riferimento alla raffineria di produzione di biodiesel che dovrebbe essere costruita da Sadam (in società con l’API) ed alla quale la nuova centrale elettrica ad oli vegetali dovrebbe fornire energia.

 

Analizziamo quindi, sotto questi due punti di vista, il ridimensionamento a 5 MW della centrale richiesto nell’atto di indirizzo votato il 13 dicembre.

 

1) Senza la presentazione di un progetto industriale, l’impatto ambientale della nuova centrale può essere solo stimato. Da questo punto di vista, la situazione è in effetti poco mutata dallo scorso luglio 2008 quando, per capire quanto la nuova centrale avrebbe impattato sul nostro territorio, mi ero permesso di fare un raffronto fra essa ed il traffico veicolare cittadino. Si ricorderà (vedere SADAM: diamo i numeri ?!…. Prima puntata) come, stimando l’inquinamento prodotto dalla nuova centrale tarata su 18 MW, avevo calcolato che esso è paragonabile a quello 20 mila auto che ogni giorno (sabato, domenica e festivi compresi) compiono 62 Km all’interno del nostro ambito cittadino. Oppure, possiamo anche dire, paragonabile a quello di 40 mila auto che ogni giorno compierebbero 31 Km.

Portando la centrale ad una potenza di 5 MW avremmo anche una riduzione del carburante bruciato che per 18 MW era quantificato da Sadam in 30 mila tonnellate annue di olio. La quantità di carburante dovrebbe essere quindi circa i 5/18 di quella prevista originariamente, ossia circa 8.333 tonnellate/anno. In effetti, tale quantità è sicuramente sottostimata, dato che, riducendo la potenza, calerebbe con ogni probabilità, il rendimento generale dell’impianto, per cui crescerebbe il fabbisogno di carburante necessario a produrre ogni MW. Tuttavia, non avendo un progetto industriale e non conoscendo nel dettaglio il rendimento dell’impianto, prendiamo 5/18 a riferimento come rapporto di riduzione dell’impatto, ricordando però che i risultati saranno probabilmente sottostimati e non certo sovrastimati. Occorre chiarire che la centrale sarà sicuramente provvista di un sistema per l’abbattimento dei fumi, ad oggi sconosciuto in quanto, come già ricordato, Sadam non ha ancora presentato alcun progetto. In ogni caso anche le automobili di oggi sono nella grande maggioranza dotate di marmitta catalitica e di sistemi di contenimento delle emissioni, la cui efficienza deve essere misurata e certificata ad ogni revisione del veicolo. Quindi il raffronto centrale/auto, che potrebbe apparire inusuale, è sicuramente possibile.

Secondo le suddette ipotesi, il numero delle auto cui sarebbe possibile paragonare le ricadute ambientali, passerebbe da 40 mila a 40.000 x 5 /18 = 11.111.

Cioè, costruire la nuova centrale con una potenza di 5 MegaWatt equivarrebbe ad avere a Jesi altre 11.111 automobili in più a quelle attuali (cioè un aumento di circa il 50% del traffico attuale) ognuna delle quali compierebbe ogni giorno all'interno della città circa 31 Km, tutti i giorni, sabato, domenica, e festivi compresi!

Naturalmente, è assai possibile (anche su questo, occorrerebbe valutare attentamente i progetti) che rimangano i Rischi di Incidente Rilevante, ai sensi del Decreto Legislativo 17 agosto 1999, n. 334, già dichiarati anche dai funzionari regionali che hanno partecipato alle riunioni della Commissione Politica, oltre al possibile fatto che le industrie impiantate dopo l’approvazione della riconversione proposta da Eridania-Sadam siano comunque (cioè ANCHE CON “soli” 5 MW!!!) classificabili come “industrie insalubri di I classe”, secondo quanto indicato nel DM 05-09-1994.

Infine, tutti i rischi descritti nel già citato “SADAM: diamo i numeri – Prima Puntata” legati alla eventuale produzione di diossina rimangono, allo stato attuale, confermati anche con un ridimensionamento dell’impianto. La diossina, ricordiamolo, sostanza SICURAMENTE CANCEROGENA, si produce ogni qualvolta avvengano combustioni in presenza di cloro a temperature relativamente basse (come ad esempio quelle all’interno dei motori marini previsti nella centrale di Jesi). Cloro che potrebbe essere presente poiché derivante dall’uso dei pesticidi e dei prodotti chimici con i quali potrebbero essere trattate le piantagioni dei semi da cui si ottiene l’olio vegetale da bruciare. Nulla è stato detto o specificato da luglio ad oggi sull’argomento, se non una semplice dichiarazione sui giornali dello stesso presidente Maccaferri(Vedere Corriere Adriatico del 19 Dicembre 2008 ).“Con le tecnologie a disposizione”, ha detto infatti Maccaferri a Belcecchi, “non è possibile non individuare nelle biomasse tracce di CROMO”..............…Cromo??????!!!!!!!!!!! Come “cromo” ????????????????!!!!!!!!!!!!!

Queste dovrebbero essere le dichiarazioni che dovrebbero “rassicurarci”….

Forse è opportuno ricordare l’abisso che c’è tra l’inquinamento da cromo e quello da diossina....

Beh, lasciamo stare e torniamo ai numeri.

Ricordiamo solamente, a chi sostiene che 5 MW renderebbero sostenibile la riconversione, che queste sono le assai preoccupanti stime (al ribasso) dell’impatto della SOLA centrale; il tutto in una zona AERCA (Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale), regolamentata dalla Legge Regionale del 6 aprile 2004 Nr.6, che prevede all’art. 3 la “risoluzione dello stato di crisi”, non il suo mantenimento ad oltranza.

Sarà forse anche per questo motivo che Coldiretti locale, le aziende vitivinicole, le associazioni degli agriturismi, preoccupate per ciò che accadrebbe al verdicchio, ai prodotti agricoli biologici e di qualità, al terziario legato al turismo ed alla bellezza del territorio, si sono espresse già fortemente contro questa proposta di “mediazione”.

 

2) Ricordiamo che l’impianto, anche con 5 MW, sarebbe a bilancio energetico negativo, cioè nel ciclo totale della centrale, che va dalla semina della pianta oleaginosa, l’irrigazione, il trattamento agricolo, la raccolta, l’estrazione dell’olio, il trasporto fino a Jesi e poi il suo utilizzo in centrale, avrebbe bisogno di più energia di quella che in effetti produce. Qualsiasi forma di incentivo pubblico, quindi, su tali impianti, seppur legittima, non risulta giustificata da nessuna logica produttiva e trasforma i bilanci industriali negativi di tali impianti in profitti certi, prelevati dalle bollette dei cittadini, per le Società che li gestiscono (vedere qui-Secondo Video, oppure questo articolo: Study Slams Economics Of Ethanol And Biodiesel ) .

Si dice che con 5 MW l’impianto sarebbe relazionato al reale fabbisogno di energia della raffineria di biodiesel e non avremmo una centrale di produzione di energia per venderla alla Rete elettrica nazionale ottenendo anche i contributi pubblici Certificati Verdi, di cui avevo già parlato in “SADAM: diamo i numeri – Seconda Puntata”.

In effetti, la relazione della Commissione Tecnica istituita dall’amministrazione comunale di Jesi proprio per dare valutazioni sulla proposta Sadam, parla di un fabbisogno di energia elettrica della raffineria pari a 2,5 MW. Non potendo stabilire in base a quali progetti e documenti i 2,5 MW siano raddoppiati a 5 MW, ovvero in base a cosa tale limite massimo di potenza pari al 100% in più del valore indicato dalla Commissione Tecnica sia “relazionato al reale fabbisogno energetico degli impianti” come specificato nell’Atto di indirizzo approvato dalla maggioranza del CC, consideriamo comunque “5 MW” come valore di riferimento per i conteggi dei contributi pubblici.

 

Nella risoluzione votata dal Consiglio Comunale di Jesi il 13 dicembre, nulla si dice riguardo alle ore di utilizzo della nuova centrale. Abbiamo già parlato di questo “piccolo dettaglio” e di alcune grandi apparenti incoerenze nelle dichiarazioni dell’azienda su questo aspetto. Ricordiamo brevemente la questione. Come già indicato in “SADAM diamo i numeri – Seconda Puntata” e come confermato dalla stessa Sadam, il nuovo impianto di produzione di biodiesel attingerebbe energia dall’attuale centrale Turbogas di 125 MW presente a Jesi. Solamente nei momenti di fermo o di blocco per manutenzione della Turbogas subentrerebbe la nuova centrale ad olio, definita dalla stessa azienda proprio per questo “centrale di soccorso”. Poiché la centrale turbogas è accesa per circa 8 mila ore l’anno (Vedere qui, pagg. 9-10) e poiché in un anno ci sono 8760 ore, la nuova centrale a biomasse dovrebbe quindi essere accesa per non più di 800 (ottocento) ore l’anno. Tuttavia, contraddicendo se stessa, Sadam dichiara a pag. 25 delle slide presentate al Consiglio Comunale di Jesi, (Vedere qui)., di voler tenere accesa la nuova centrale “di soccorso” per …..BEN 8 MILA ORE L’ANNO!!! Altro che soccorso!!!!

La nuova centrale, quindi, anche con 5 MW, sarebbe utilizzata per oltre il 90% del suo funzionamento per vendere energia al GSE e per ottenere i Certificati Verdi, contributi pubblici prelevati dalle bollette, e quindi, dalle tasche di cittadini e imprese.

Entriamo proprio nel dettaglio di tali contributi, sempre considerando una centrale a olio di 5 MW.

Come già detto, la nuova centrale darà energia per 760 ore l’anno alla raffineria di biodiesel, mentre per le rimanenti 7.240 ore (!!!) venderebbe energia al Gestore.

 

L’energia prodotta è pari al prodotto della Potenza X Tempo.

Come già spiegato in SADAM diamo i numeri – Seconda Puntata, i Certificati Verdi (CV) sono erogati in base a quanta energia si produce: in particolare, prendendo in considerazione i valori per l’anno 2008, essi valgono 112,88 € + iva (Vedere Certificato verde: fissato il prezzo di riferimento dal 1° gennaio 2008 ) per ogni MegaWatt/h. Quindi avremo, ogni anno:

5MW x 7.240h x 112,88 € = 4.086.256 € + iva

 

Per gli impianti entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2007 di potenza nominale media annua superiore a 1 MW e a 0,2 MW per gli impianti eolici, il GSE rilascia i CV per 15 anni, moltiplicando la produzione netta di energia elettrica per le costanti, differenziate per fonte, di cui alla Tabella riportata al seguente link del sito del GSE:

http://www.gse.it/attivit%C3%A0/Incentivazioni%20Fonti%20Rinnovabili/Servizi/Pagine/RilascioCertificativerdi.aspx

 

Il valore 4.086.256 € + iva, cioè, va moltiplicato per un coefficiente variabile a seconda del fatto che le biomasse utilizzate provengano da accordi di filiera con le associazioni agricole locali oppure no. Nel primo caso tale coefficiente è 1,8; nel secondo 1,1.

Quindi la centrale di 5 MW avrebbe un contributo pubblico in Certificati Verdi pari a:

 

4.086.256 x 1,1 = 4.494.882 € euro all’anno + IVA (nel caso di filiera lunga)

4.086.256 x 1,8= 7.355.261 € euro all’anno + IVA(nel caso di filiera corta)

 

In 15 anni, con un impianto dimensionato a 5 MW, la riconversione dello stabilimento di Jesi porterebbe a Sadam un contributo pubblico in CV variabile

fra

4.494.882 x 15 = 67.423.230 € (+ IVA)

e

7.355.261 x 15 = 110.328.915 € (+ IVA)

 

Soldi pubblici che, lo ricordiamo, sono prelevati direttamente dalle nostre bollette, le quali per dare risorse a tali contributi, sono attualmente MAGGIORATE di circa il 7% (Vedere qui e qui)

Questa è la risposta dei numeri a chi sostiene che con “soli” 5 MW verrebbe sancito il principio secondo il quale a Jesi non vengono accettati ulteriori impianti di produzione di energia elettrica finalizzati alla vendita al GSE (Gestore del Servizio Elettrico) ed all’ottenimento di contributi pubblici!!!

A questo punto, sorgono spontanee alcune domande: perché il 30 gennaio 2008 nell’accordo propedeutico siglato a Roma sulla riconversione la centrale a biomasse non compariva? Se la proposta di allora era sostenibile senza centrale, perché oggi non lo è più? Oppure hanno proposto e sottoscritto allora un piano non sostenibile?

E ancora: perché sarebbe necessario costruire una nuova centrale, quando è già presente una Turbogas da ben 125 MW? Perché non è possibile, quando la turbogas è spenta, acquistare dalla Rete Elettrica Nazionale i 5 MW x 760 ore = 5 x 760 = 3.800 MWh necessari a mandare avanti i nuovi impianti, considerando che la Turbogas stessa vende già al gestore una quantità spaventosa di energia pari a (prendendo i dati del 2006) 1.005.682 – 33.797 = 971.885 MWh, cioè quasi 1.000 GWh (Vedere qui, pagg. 9-10) sui quali, fra l’altro, percepisce già i contributi pubblici CIP 6/92 ?????

Ma sui contributi che percepisce la Turbogas, legati alla cogenerazione, cioè alla cessione dell’energia termica (=vapore), ritorneremo in una prossima puntata. Anche perché dovremmo prima capire bene se e come funziona tale cogenerazione e a chi il vapore (energia termica) sarebbe attualmente ceduto, dato che lo zuccherificio è chiuso dal gennaio 2008, e l’impianto di cromatografia dal 30 settembre 2008……..

 

 

MASSIMO GIANANGELI

 

 

Jesi, 29 Gennaio 2009

Ultimo aggiornamento Domenica 30 Agosto 2009 01:52   Nessun commento.
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