Ambiente, salute, turismo, eccellenze agricole ed enogastronomiche della Vallesina: tutto messo a rischio da “scelte non ponderate e soprattutto non condivise a vasta scala, fatte nel chiuso delle stanze del potere”. Il sindaco Sordoni non fa sconti e riapre il dibattito: richiama il ruolo dei sindaci e chiede il coinvolgimento di amministrazioni e comunità locali sulla questione della riconversione dello zuccherificio Eridania Sadam di Jesi.
“Non voglio in questo momento entrare nei meriti tecnici della questione. Quello che invece auspico è il coinvolgimento da parte del comune di Jesi, degli amministratori dei comuni, confinanti e no, che finora è mancato del tutto, se si esclude una convocazione, nel novembre 2008, del tavolo politico, dove i pochi comuni presenti espressero forti dubbi e perplessità sull’operazione, pareri concretizzati da delibere di consiglio dei comuni di Monsano, Monte San Vito e Rosora”.
Così esordisce il sindaco di Monte San Vito Gloria Anna Sordoni, da noi interpellata nel momento in cui si parla di decisioni sulla riconversione proposta dalla Eridania Sadam a Jesi, e l’incontro al Ministero è di nuovo slittato (previsto forse per il 7 aprile). Il primo cittadino di Monte San Vito non ha mai avuto reticenze (esprimendosi sulla questione anche in occasioni in cui altri si ritraevano guardinghi), e ora torna a ribadire la sua chiara posizione, chiedendo a gran voce un percorso partecipato e un dibattito che coinvolga tutti i Comuni della zona.
“Il territorio della bassa Vallesina è ormai da anni sottoposto ad una vera e propria aggressione di tipo ambientale. L’area perimetrata dalla Regione Marche ad elevato rischio di crisi ambientale comprende una raffineria, una centrale elettrica IGCC, un aeroporto, l’area Ex Montedison dismessa e da bonificare, una centrale a metano di 120 MW, una centrale turbogas, svincoli stradali e ferroviari, un interporto in fase di realizzazione e tante altre piccole criticità sparse”. E la Sordoni non tace neanche sul delicato nodo della salute: “i risultati dell’indagine epidemiologica condotta dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno fornito dati non certo incoraggianti”.
“Sono fermamente convinta” – continua il sindaco – “che interventi così importanti (la riconversione Sadam e le due centrali API), che potrebbero incidere pesantemente sullo sviluppo dei territori vicini, sull’agricoltura, sugli sforzi che i piccoli comuni stanno portando avanti con tante difficoltà per valorizzare il turismo e le peculiarità proprie, debbano per forza essere discussi, analizzati ed eventualmente condivisi. Penso ad esempio a quello che i nostri produttori di olio e vino stanno portando avanti, all’agricoltura biologica, al ritorno delle vecchie colture, tutto questo potrebbe essere vanificato da scelte fatte nel chiuso delle stanze del potere”.
Soprattutto se si parla di un comune come Monte San Vito che “ha ricevuto l’ambito riconoscimento della Bandiera Verde Agricoltura poiché si è distinta per la storia, le azioni svolte, il disegno strategico, le spese sostenute per la salvaguardia, valorizzazione e promozione agricola, dell’ambiente e del territorio nonché delle tipicità agricole ed eno-gastronomiche locali. La creazione di un Laboratorio del turismo integrato, insieme con il comune di Morro D’Alba, ci ha permesso di sperimentare iniziative di turismo integrato (pacchetti, minitours, etc.) per lo sviluppo di percorsi agrituristici attraverso il dialogo tra soggetti pubblici e privati. Non vorrei che tutto questo venisse vanificato da scelte non ponderate e soprattutto non condivise a vasta scala”.
E quello della Sordoni è un vero e proprio giudizio politico, così raro di questi tempi in cui tutto sembra essere rimandato ai tecnici. “La politica, quella con la ‘P’ maiuscola, dovrebbe in questo momento così difficile dal punto di vista economico ed occupazionale, fare una profonda riflessione su quello che vorremmo lasciare ai nostri figli e nipoti. Il volere di pochi cozza con i bisogni di tutti. Gli interessi, seppur legittimi dei privati, non possono ledere i diritti dei cittadini”.
“Il concetto di sviluppo sostenibile" - spiega ancora il sindaco - "che comprende lo sviluppo economico e ambientale delle città e delle comunità si basa essenzialmente sulla possibilità di non compromette la qualità della vita delle future generazioni e di perdurare nello sviluppo preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali. L’obiettivo primario dello sviluppo sostenibile è di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l'equità sociale e gli ecosistemi, operante quindi in regime di equilibrio ambientale. Per praticare un modello di sviluppo sostenibile occorre valorizzare principalmente le risorse territoriali ed ambientali. Ma se la realizzazione di un intervento produttivo agricolo ha in sé il concetto della reversibilità in quanto un uso agrario può essere ripristinato con opportuni interventi, un terreno agricolo che viene edificato per altri scopi subisce un’alterazione irreversibile”.
“La manutenzione e il recupero ad usi compatibili del territorio e la sua valorizzazione implica la necessità di un progetto di equilibrio dell’ecosistema paesaggistico, inteso come processo di riappropriazione del territorio nella sua identità culturale, materiale e produttiva da parte delle comunità locali. Occorre quindi che si determini una nuova gamma di comportamenti nella fase di conoscenza, di progettazione e nelle pratiche di intervento sul territorio”.
La Sordoni fa infine appello al ruolo dei sindaci e al coinvolgimento delle comunità e delle amministrazioni locali interessate, ritenendo fondamentale “la partecipazione di tutti gli attori coinvolti, l’ascolto delle esigenze, dei dubbi di chi nell’area ci vive e ci lavora, di chi ha investito tempo e denaro per una crescita del territorio compatibile con il futuro delle nostre generazioni. Ed è qui che un sindaco, eletto per amministrare salvaguardando il bene comune, deve giocare il ruolo di primo attore. Quello che mi auguro e auspico, in nome dei cittadini di Monte San Vito che ho l’onore di rappresentare, è di non leggere sui giornali che tutto è deciso. Credo che i miei cittadini abbiano, al pari degli altri che vivono in questo territorio, il diritto di conoscere e di poter esprimere il loro parere su argomenti di tale portata”.
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